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Algida principessa di cera

Inerme, fremente
mani legate
mani amputate,
occhi sgranati sul nulla che mi porgi.
Vorrei poterlo accoltellare con arrogante affetto invadente.

infiltrarmi nella fitta rete di frasi brevi che ti studi
per non donarmi nulla che sia davvero tuo.
Prepotentemente distruggere da dentro
il tuo petto, le pareti di gomma in cui ti nascondi
per non sentire il suono lacerante delle mie urla di vergogna
per il mio aver insanguinato la tua schiena nuda.

Non trovo accesso al castello in cui principessa ti nascondi,
nella torre più alta.

Un fosso putrido lo circonda
e non sono che le mie mani cieche e sovraeccitate ad averlo scavato
tutto d'un fiato,
in una notte di ebbrezza,
dimentico della tua risata buffa.

Se solo fosse risuonata
anche solo il tempo di vedere balenare sotto le luci pulsanti il tuo viso,
fintamente algido.
Mi sarei ridestato dall'intorpidimento della ragione,
avrei innalzato alto il lume dei tuoi occhi a guidare le mie mani dalle dita lunghe,
su per scale pericolanti
incurante del male alle caviglie,
dell'orgoglio scendiletto,
degli sterili tentativi di rincorrerti,
per liberare te dalla prigionia del tuo porti sempre un po' più in alto.

Nella stanza più sfarzosa, dove pochi osano entrare
irromperò all'ennesimo tentativo,
sfonderò le blindate porte che hai eretto in fretta e furia.
Non potrai nascondermi per sempre ciò che di tuo condividemmo solo poche lune fa
prima che la ragione guidasse la tua armata contro i miei sbadati errori.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 24/11/2015 16:29
    Una guerra dichiarata nella quale avrai la meglio! È così che si fa!

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