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Friedrich Nietzsche

Oh quale orrenda sventura!
Del mio pesante corpo non ho più paura
L’ultimo pensiero della mia vita
È una cometa impazzita
Abbracciato ad un cavallo
A terra cado in un lungo sogno
Che dalla coscienza non potrà più tornare

Caro mio Zarathustra
Figlio che spiega le cose al mondo
Son stato sempre un po’ vagabondo
Peregrinando con il mio volto
Ma poi pensando con la tua maschera
E nessun uomo troverà il suo Dio
Se non cerca a fondo dentro se stesso
Se non guarda specchi che gli sopravvivano

Io l’ho sempre saputo
Sono un cervello senza forma
Ma sono anche il passaggio del nuovo divenire
E quel che ora è incompreso
Comunque vada non potrà morire
In un cenacolo di ottusi uomini
Che fanno chiacchiere per rincorrere
Una qualsiasi virgola di un pensiero qualunque

Ora siamo al dunque
Ed io mi libro pensoso
Come un archetipo dei desideri
Che l’umano non mi ha concesso
Ma come tutti tornerò
Nell’immutabile respirazione
Che mi vide solare
Lungo le passeggiate torinesi
Che profumavano i fiori d’un anelato amore.

 

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10 commenti:

  • Vincenzo Capitanucci il 05/06/2009 01:50
    Perché... ti amo... eternità...

    Piaciuta molto... Federico... un archetipo... dei desideri...
  • Anonimo il 04/11/2007 12:44
    È da un po' di tempo che leggo "Così parlò Zarathustra", e tu ne mantieni il tono un po' surreale, quello di un uomo che ha le idee ben chiare, ma che sono incomprensibili al resto del mondo. Esempio: il superuomo.
  • Federico Magi il 20/04/2007 19:11
    Professare amore al niente? Ma ti riferisci a Nietzsche? Non mi pare proprio. Sul farsi Dio: Nietzsche esasperò la sua invettiva (sentendosi una sorta di Dio, in sostanza) col sopraggiungere dei primi lampi di follia. Ma è un follia lucida, comunque, resa magistralmente in Ecce Homo, summa e re-interpretazione-spiegazione di tutte le sue opere precedenti.
  • Federico Magi il 18/04/2007 23:13
    Carmelo, Nietzsche divenne totalmente folle proprio a Torino. Era uso fare lunghe passeggiate e amava i fiori e le piante. Sempre a Torino naque l'amore, l'unico, comunque non corrisposto. I fiori di cui parlo li traggo dalla sua biografia, scritta da Massimo Fini (Nietzsche. L'apolide dell'esistenza)
  • laura cuppone il 18/04/2007 21:17
    Nietzsche... non ne conoscevo la fine ma ne intuisco qualcosa leggendo la tua bella poesia... non sono d'accordo con lui ma ne ammiro il genio e ho letto qualcosa...
    aforismi più che altro... forse è poco ma per conoscere un vino non è necessario berne l'intera botte, no? bella... e affascinante. ciao L

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