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Inquinàti

Si sentirono morti
e non avevano ancora
pianto.
Quando si alzarono dal letto
il mondo sfrontato
già dormiva
e quello che loro vedevano
si mischiava alle soffocanti
carezze
del fumo.
Ciminiere bucavano il cielo
con la certezza di trovare altro
oro.
Uscirono in strada
e videro carcasse marce
di corruttibile
vita biologica.
Svanita.
Non per questo
dimenticarono a casa
le loro chiavi.
Milioni di motori
rombanti
eruttavano polveri
zampillanti.
Fuori sorridevano
denti macchiati.
Dentro...
Dentro lo scuro
stallone del sogno
sporcato
stuprava il desiderio
dell'aria.
A chi moriva
era dovuto un mazzo
di fiori,
un manifesto,
una dose di
formalina.
E le lacrime,
anche quelle,
timbravano il cartellino
all'entrata della chiesa.
Tutto pioveva.
Il cielo pioveva,
la figlia pioveva,
l'acqua benedetta pioveva
dal ramoscello
che il prete sbatteva
nell'aria gozza
d'incenso.
A chi moriva
era donata una
speranza.
Ma loro non
compresero.
Si sentivano
morti
di vita.

 

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