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Zibaldone

Imperitura è la stagione del sonno eterno.

Morituro è l'uomo che in principio allignava,
or ora ansima...
Il corpo tace,
e la forma adagiamente si perde.

Certuni si fingono amatori di vita sua,
altre prefiche ne decantano le doti;
celebriamolo piuttosto come figlio dell'Uomo.

Ventura è la vita quanto la morte;
Cristiani, Islamici,
orpelli che al trapasso Caronte non affida:
era Uomo anche quel tale,
che alle astrusità profuse fra gli Uomini di buona fede credè...

Usurpano la nostra vita
questi sotterfugi divini!

Il gallo ha cantato l'ultima ora quest'oggi,
la sveglia si zittisce.

Riposa, amico mio.

 

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2 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Antonio Vista il 29/09/2014 01:22
    Bella poesia. La morte distrugge il silenzio di ghiaccio.

2 commenti:

  • Gabriele Nocera il 27/02/2011 08:17
    Ad onor del vero, riagganciandomi ad Antonino R. Giuffrè, ho letto più opere senza un briciolo di musicalità e spesso, sequenze di parole senza concetti espressi.
    Trovo in ciò che scrivi la volontà e forse la necessità di esprimere ciò che alberga nell'anima.
    Mai a forzare.
  • Anonimo il 16/02/2011 16:38
    A parte l'accento errato su credé, diciamo che ti sei sforzata per rendere la tua opera poetica. Considerando che il 90% non lo fa, è un gran complimento