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Carezze di Spazio

Due occhiaie pesanti
dalla linfa esenti
labbra pallide, livide
particolare non utile.
La pelle, bianca come un foglio
d'una stampante figlio
in un ufficio desolato, assolato,
di periferia.
Una donna sale le scale
e sale, per le labbra violacee
la voglia
di possederla.
La piega del vestito,
fa sognare
si vorrebbe allontanare
il pensiero d'esser malato
d'una crisi di sonno
d'un morbo mai nato, scelerato!
dall'ufficio si scende, lentamente,
come la goccia di sudore
sulla scura lente
dell'occhiale da capace lettore
ed esecutore
del porprio lavoro.
La donna non fa domande
si butta tra le braccia
come una puttana, ma di volgare non v'è traccia,
e scivola via
quella piega del vestito,
vista dalla finestra
di quell'ufficio assolato,
desolato.
Il rumore della stampante
scandisce il tempo danzante
dell'amore dell'impiegato,
che in un attimo, lingua su lingua,
la moglie ha tradito,
bastardo di luglio il caldo
e quella scala immacolata,
che fece scendere la signora, bagnata
dall'acqua del catino
dove aveva lavata
la sua roba, oramai pulita.
Dinnanzi, senza un giudizio,
il fiore sboccia rosso
senza rammarico;esso è un primizio,
della sua specie,
macchiato di sangue,
omicida, innocentemente
colpevole.

 

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1 commenti:

  • calogero pettineo il 18/02/2011 10:15
    in mix di sensazioni e visioni della realtà, realta non sempre gioie e fiori, ma cruda e crudele. piaciuta.

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