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I muri

Fermati un attimo e guardaci attento.
La nostra pura, pallida essenza,
quella tinta della nostra innocenza,
scolorisce e ci lascia in un lamento.

E intanto ci impregniamo di macchie
che si asciugano e diventano secche,
ma indelebilmente solo le smorte,
le vivaci avranno altra sorte.

Nelle crepe, nei buchi e nelle brecce,
la calce si sgretola come ossa;
la sostanza degli uomini è la stessa,
sbriciolati, non ne resta traccia.

Dentro e fuori abrasi e corrosi,
coperti di aloni chiari e scuri,
le vite degli uomini arsi e delusi
sono come sporchi e scrostati muri.

 

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4 commenti:

  • Francesca Lamanuzzi il 23/04/2007 18:05
    Guarda davvero bella...
  • katia debora melis il 22/04/2007 18:08
    bella, ben costruita tecnicamente, musicale, con un contenuto trasmesso mediante l'uso di una similitudine non consueta. Ottimo!!!
  • michele marra il 22/04/2007 10:54
    La poesia per avere un futuro deve tendere all’essenzialità.
    Superiamo il decadentismo con una nuova poetica di ricerca dei termini, di corretta allocazione della parola, di messaggio completo e compiuto, prima nella mente del poeta e poi esteso agli altri.
    La lirica non può essere solo sfogo del poeta, ma messaggio per gli altri.
    Cosa deve fare il poeta? La sua è la ricerca della parola, del termine giusto da inserire al proprio posto, della scultura del “termine” della venatura della parola, come se fosse marmo. Solo così decollerà il nuovo rinascimento della poesia.

    Michele Marra

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