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Una sera

Scorgo dalla finestra
il familiar morir del sole
che abbandona terra e mare
all'incalzare delle tenebre

la notte sulla terra dormiente
cala i suoi mille rumori e silenzi;
una cicala frinisce lontano
con me unica spettatrice di
questa lenta scena

sulla strada di bianchi ciottoli, lucciole,
minuscole fiaccole,
che vagan senza posa
nell'oscura notte

e se una di loro cade e
perde la Sua Luce
mai più seguirà le altre
mai più, potrà vederle

gli uccelli tornano ai loro nidi
sotto i tetti e nei fienili
tra cinguetti e sotto un albero ombroso,
come gli uomini anelano
questo finale riposo

solo i più giovani s'attardano
in cielo, che già imbrunisce,
facendo danze e piroette
come un fanciullo, su un prato, giulivo,
ma tra poco anche loro torneranno
ai nidi,
con gli occhietti neri rivolti
ai già trepidi genitori,
assai remissivi

su un balcone
come il sole,
un vecchio s'apparta con un sorriso
all'ultimo suo pensiero,
gli occhi
si socchiudono,
mentre l'ultima luce gli illumina
il viso

il vento agita le cime degli alberi
e chiude anche questo giorno
in attesa del domani,
in attesa di un ritorno.

 

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