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Venerdì Santo

Poca luce sento penetrare il mio corpo,
fioca e tiepida riscalda le mie ossa,
un silenzio impetuoso a ricordarmi
ciò che gli uomini presto dimenticano.

In questa notte di stelle
di fratelli e di parole importanti,
mi sento improvvisamente solo;
solo al mio destino,
un destino già scritto.

Un destino che vaga
tra l'accettazione e il compimento
in cui, non mi aspettavo regnasse
questo senso di solitudine.

È forse questa la vera morte...
più delle frustate, più dei chodi,
più delle corone modellate da spine,
è forse la solitudine la vera morte!

Poca luce sento penetrare il mio corpo,
fioca e tiepida riscalda le mie ossa,
un silenzio impetuoso a ricordarmi
che, gli uomini presto dimenticano
o peggio... ricordano di dimenticare!

Un senso di solitudine regna in me
e, si riflette nel primo raggio di sole
che, presenta il mio ennesimo
ultimo giorno in terra.

 

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3 commenti:

  • silvana capelli il 30/03/2012 18:13
    una poesia dettata dal dolore, molto comprensivo, certo la solitudine, ti angoscia perchè ti senti dimenticato, ma non è così e non deve essere così, guarda la croce di Gesù, e guardalo! solo volgendo il tuo sguardo su di LUI, puoi capire quanto ti ama e ci ama, allora non ti sentirai solo, oltre a LUI ti voglio bene anch'io. Coraggio caro amico, tanti auguri di una serena Pasqua, un abbraccio forte ciao!!!
  • Desio Sicario il 30/06/2011 23:47
    Umana... davvero interessante!
  • Giacomo Scimonelli il 10/05/2011 16:46
    ''...È forse questa la vera morte...
    più delle frustate, più dei chodi,
    più delle corone modellate da spine,
    è forse la solitudine la vera morte!...''

    apprezzata e molto bella

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