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Personalissimo deserto

Vilipeso nel corpo dacchè
quel vandalo, inopportuno esistere
si calò in me, ma io in lui
-Giammai!-

E tu..
Mio personalissimo deserto
che mai pronunciasti
quel tuo nome segreto.
Panico e vergogna s'ingegnarono
scaltri, in disperata alternanza
perchè non tradisti quel muto agonizzare

In me ricorda dannato deserto!
Quel cupo bimbo..
il modo in cui le lacrime
s'apellarono speranzose
a quel Dio che di li a poco
spirò in overdose d'indifferenza.

Rassicuranti equivoci metafisici
dissolti al bollore d'una tetra infanzia

-Perchè? Perchè?-
Andava chiedendo quel risentimento
ma il Caso nel suo meschino operare
agiva dimentico d'ogni movente

Fu cosi' che ti scopristi
nulla più che desiderio
crocifisso a quella carne
assemblata in distrazione

"Non voler veder domani"
non risuonava forse cosi'
quell'augurio funebre e consolatorio?

Tuttora incatenato alle guaste membra
condannato a presenziar domani inutili
m'estraggo un pungolo:
sublima in parole

Non sono che quel mio personalissimo deserto
quel delirare d'amore casuale
in un tachicardico voler morire.

 

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2 commenti:

  • giuliano paolini il 15/05/2011 10:31
    deserto che profuma di vita, deserto che aspetta conscio di possibilità che ancora non si sono dischiuse e insieme dolore e delusione per come si è formato, quasi incredulo sospeso in attesa di ritrovare nuove energie
  • Anonimo il 15/05/2011 10:27
    un testo molto impegnato...

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