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Yara

Spesso il dolore si è infranto sui miei occhi
come una secca d'acqua trapiantata su un rivo,
come mancia di terra bruciata dal salso,
come impronta di sangue essiccata sul catrame.
Ogni volta l'anima s'accartoccia come foglia al freddo,
sospinta tra umana indifferenza in un verbo che non so,
in un monumento della noia cinica e sonnolenta.
Spesso ho incontrato lacrime strisciare volti,
troppo spessi per ungersi del lutto e della pena.
Mostri che si specchiano ogni giorno tra le piaghe
di chi il dolore nel dolore lascia sopravvivere.
A chi è pianto, e purtroppo è morto, anzi ucciso,
chiedo chiarità tra questi spettri oscuri,
musiche e tinte scolpite nella sventura,
un'ulcera di trasparenza tra cicatrici di vita.
A chi non sa per quale destino fu sottratto
ad un sole qualunque, ad un giorno qualunque
chiedo un girasole che mi accechi di luce,
che impazzisca di gioia sul ricordo che accarezzo;
e, zitto, me ne andrò in una preghiera di cristallo
diafana come l'anima di chi sbocciava in un corpo
lasciato a lacrimare nell'aria, condivisa con una scialba figura,
assasina e rassegnata ad una memoria ignorante e crudele.
Nessuna parola per te, Yara, è giusta o bastante,
ma ben oltre le parole, s'intenerisce il cielo
tra le tue danze ed i tuoi sorrisi

 

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1 commenti:

  • Vincenzo Capitanucci il 01/06/2011 06:25
    Bellissima e struggente Michele... per Te Yara... coglierò gambi di girasole... per danzare in una preghiera di Cristallo..

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