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La matematica nostrana

la lavannara in zona ch'è romana
è brava ed è na gran lavoratrice
ma quanno acchiappa la carcolatrice
pe fa er conto, là propio in quer momento,
lei, de la matematica italiana
diventa na regina, na sovrana
capace de da gran dimostrazzione
de come a sto paese l'addizzione
co un po' de "fantasia"
se somma spesso co la sottrazzione:
insomma sò du' vorte ch'ar totale
de li sordi dovuti p'er servizio
devo sommà na camicia, la quale
sparisce e nun se trova e sto ber vizio
che se sottrae a la roba consegnata
in fiducia e mai senza nota scritta
dopo la rimostranza paventata
co parole gentili quanno è ar dunque
arimane comunque
drento ar conto a favore de la ditta

e questo in matematica nostrana
è un vero classico sempre e dovunque:
che si nun ciai la prova che l'"addendo"
fa parte der totale allora è vana
la speranza che poi sto "sottraendo"
te và a finì pe diferenza ar conto
sotto la forma de un dovuto sconto
e resta quindi in piedi la questione
che tra tutti li più e li meno espone
sto semplice concetto matematico
che ne sto paese è n'esempio pratico:
in fiducia stai certo che er totale
de quello ch'è dovuto bene o male
pe te è sempre e comunque sottrazzione
e pe l'altri na semplice addizzione

 

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3 commenti:

  • Nicola Saracino il 16/06/2011 18:04
    Elaborata e scorrevole, garbata nel mettere in luce la tendenziosità dei nostri punti di vista... È un'ennesima dimostrazione di come il romanesco si presti bene alle riflessioni sulla vita e di come il nostro Giulio ci sappia fare con il romanesco. Bravissimo.
    N
  • Anonimo il 16/06/2011 17:58
    Bella e originale questa tua poesia!
  • anna rita pincopallo il 16/06/2011 14:53
    molto simpatica

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