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La resa

Dissi no con forza
e con non poco dolore
tanto che la mia voce parve un'altra
e ti piantai gli occhi in faccia
e le unghie nel cuore
fino a farlo sanguinare
e la mia pelle sgorgò sudore come lacrime.
Poi caddi, per un momento,
sotto il mio stesso peso
(o sotto il peso del mio odio?)
Non ricordo...
... ricordo che m'inghiottì la terra
e tutto finì.

Dissi no davvero
o forse lo immaginai soltanto,
perché quando la terra rese il mio corpo
disabitato e spoglio
come nocciolo sputato di un frutto,
intriso soltanto di pena
e freddo,
tu l'accogliesti solerte e paziente
come sempre
(o ancor più di sempre?)
Non so...
... so che provai a morire
ma non vollero le tue mani
né volle il tuo gretto amore malato.

Perciò rimasi lì …
inesorabilmente appesa al nulla.

 

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0 recensioni:

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14 commenti:

  • Sergio Fravolini il 19/04/2010 17:27
    Con poco dolore verso il nulla.

    Sergio
  • Donato Delfin8 il 01/12/2008 18:41
    È difficilissimo liberarsi dalle catene invisibili che la nostra mente riconosce ma che una parte di noi non riesce a farne a meno.
    Grazie
  • Riccardo Brumana il 12/11/2008 00:15
    poesia esplicitama che comunque tiene celato l'avvenimento.
    traspare grande dolore e senso di impotenza...
  • Aedo il 25/03/2008 12:30
    Una poesia bellissima, che oltre a mantenere l'aspetto lirico, rapisce per la sua tecnica narrativa: infatti si legge tutto d'un fiato, come un racconto avvincente.
    Bravissima!!!!!!
    Ciao
    Ignazio
  • Vincenzo Capitanucci il 11/02/2008 04:37
    Di una sconvolgente bellezza... non arrederti... angelo sospeso ad un filo di luce... il nulla non esiste...
    Sorreggendoti
    Vincenzo
  • Emanuele Zanetti il 04/01/2008 00:29
    Un Modo di scrivere che mi piace veramente tanto... diretto... crudo... profondo..
  • Claudio Amicucci il 19/09/2007 14:51
    Perché sei nata così tardi?, Dopo aver addirittura postato?
  • Claudio Amicucci il 19/09/2007 14:50
    Bella Mery! Perché capita spesso di restare legati ad amori malati, quando non vediamo altro intorno a noi. A volte però trovo che gli amori malati soddisfano solo il proprio egoismo: ma questa è solo una mia riflessione che non ha niente a vedere con il tuo scritto. Spesso è proprio in questi momenti che si scrive con maggior verve. Ciao Claudio
  • roberto mestrone il 28/08/2007 10:15
    Bella lirica, con suggestive visioni (unghie nel cuore... sudore come lacrime... corpo intriso soltanto di pena...)
    Brava Mery!
    Ro

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