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Eccolo

Eccolo,
seduto sulle ombre mangiatrici di ruggine,
e il vento che gli sbuffa nel cuore,
cadavere che nulla più può fare.
Eccolo,
brillante di nebbia,
orgoglio della sua vita é la sua morte,
lieta primizia di un futuro ancora dormiente.
Eccolo,
con la fiamma e col fulmine,
scrivere l'esistenza di un disgraziato
come lui.
Il silenzio gli farà da maestro,
ma la sua mano sarà il pugnale.

 

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2 commenti:

  • Bruno Briasco il 16/07/2011 15:28
    Concordo con Maria Elena. scritta molto bene ma che malinconia!!!!!!!!!!!!!!
  • Anonimo il 12/07/2011 10:21
    La tua poesia mi fa pensare alla solitudine. Il silenzio è senz'altro un maestro in questa condizione, ma la mano di colui che scrive diventa pugnale contro se stesso. Le parole feriscono, eppure ti salvano mentre le scrivi.

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