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L'ultimo e il primo

Dopo che ti avrò dato il bacio
io sarò morto per te.
Ma non un morto normale,
da accompagnare al funerale,
da piangere sulla tomba
e da ricordare a piacere
nel dolore. No, io sarò
un morto disperso, uno che si è perso,
che si era già perso prima di ogni prima.
Un ricordo di gomma, ecco ciò che sarò,
indistruttibile e non digeribile
maciullato nella bocca del male.

Non so esattamente il giorno e l'ora,
né l'ambiente; perlomeno, non so ancora,
anche se dipende in larga parte
da me. So però che i tempi stringono,
questa morte mi chiede permesso
e ripassa sempre più spesso.

Un istante prima
sentirò il bisogno di darti un bacio
ti darò un bacio
perché è così che avrei voluto salutare
la persona che avessi amato,
perché non si può non unirsi così
a un caro che muore.

Non posso non morire,
perché già vivo altrove
e non reggo più l'ubiquità.
Eppure mi fa orrore
il tonfo del corpo.
Un tonfo ormai senza corpo
si spande nel vuoto
di ogni pietà.

Quell'io
che ti bacerà
sentirà il disgusto
di se stesso e morirà
per risvegliarsi come un altro io
che già vive altrove, che sentirà disgusto
per l'io di prima. Mi fa pena
questo "me per i tuoi sensi",
morto nel disgusto di se stesso
e di me e di tutti i me che potrò mai incontrare.

Sarò Giuda per tutti,
pietra di paragone di ogni nefandezza,
perché il mio omicidio sarà surclassato dal mio tradimento
sferrato da un bacio, da una carezza.
Omicidio dico, non suicidio.
Infatti non è me stesso che consegno alla morte
ma il mio essere per te.

E nessuno potrà resuscitarlo.
Anche per te è impossibile
questa impossibile impresa.
Tu, che hai vissuto sempre onnipotenza
davanti a innumerevoli morti diverse
ed ora non puoi più, avendo dentro questa.

 

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0 recensioni:

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22 commenti:

  • Rosella il 30/12/2011 19:56
    È veramente affascinante la ricerca delle parole che tu hai utilizzato per connotare il tuo stato d'animo ; l'ebbrezza delle parole riesce ad ammaliare e per un attimo a far dimenticare il mondo circostante.
  • Nicola Saracino il 30/12/2011 16:47
    Ci sono i "credo" scritti per significare "penso" e quelli che non vengono scritti, perché si è deciso che si è già pensato abbastanza a proposito di un tal soggetto, arrivando ad un "CREDO" così inamovibile da sostantivizzarsi, sustantivarsi ed anche sostanziarsi se preferisci, superando la necessità della voce verbale, prima persona, presente ma anche passato o futuro tanto è inamovibile, per l'appunto.
  • Rosella il 30/12/2011 14:13
    Troppi credo per un'intelligente sensibilita' umana
  • Nicola Saracino il 29/12/2011 16:49
    Condivido la tua visione di poetessa anche perché, poetessa, follemente, mi sembra quasi di conoscere bene e da tempo la vita e la sofferenza che impregna le tua opere.
    Credo anche che, nel giudicare uno scritto, occorra distinguerlo dagli atti ad esso in qualche modo associati, e ancor più dalla più o meno certa conoscenza delle persone che li hanno compiuti. Credo infine che negare la sofferenza agli scritti equivalga al negarla agli atti, arrivando ad emettere giudizi inappellabili su chi compie l'atto. Questo sì, lede l'intelligente sensibilità umana e non è da sacerdoti, né di un dio umano, né della Parola.
    Con sofferenza, Nicola.
  • Rosella il 29/12/2011 13:56
    La mia espressione "la poesia deve essere" non vuole essere pretenziosa, ma un suggerimento ad essere veri e non poco autentici. Pensare che si possa vivere come un dio che gestisca la vita degli altri e per il proprio narcisistico egoismo immoli vite innocenti e' segno di una perversione che lede l'intelligente sensibilita' umana.
    La poesia e' prima di tutto motore di sensibilità' che comunica emozioni e sottili legami, quando, invece, rimane fredda e distante, non ha raggiunto il suo scopo; e' ovvio che questa e' la mia visione di poetessa alla pari di quella di Nicola.
  • Nicola Saracino il 29/12/2011 10:16
    Sì Rosella, il contenuto del tuo commento è del tutto verosimile e sarebbe idoneo ad accendere una brillante discussione. Ma io, per quel po' di sana umanità che possiedo come tutti, non ne ho alcun desiderio, almeno per ora.
    Consentimi solo di contestarti l'espressione "la poesia deve essere...": è pretenziosa. Mi piace invece molto "l'opera deve sapere di uomo e non il contrario", frase-bandiera dietro alla quale, se ti guardassi intorno, potresti trovarmi al tuo fianco.
    Nicola
  • Rosella il 29/12/2011 00:02
    Ritmicamente perfetta, drammatica e ricca di pathos freddo che riesce a comunicare uno spessore non sincero. La vita sembra sfiorare la poesia senza entrare nei versi: tutto rimane in superficie. Il dramma, di sapore narcisistico, conferma una visione dannunziana, vivere "come in un'opera d'arte", ma l'opera per essere autentica deve sapere di uomo e non il contrario.
    L'ego, presente nel testo, e' privo di umanita', soffre delle sue apparenze esteriori e non in profondita', come risulta dal continuo intrecciare del morire e del rinascere: il gioco di parole comunica la difficoltà' ad accettarsi per quello che si e', con le piccole e grandi deficienze, nella speranza di una metempsicosi che e' possibile solo nei miti, ma la poesia deve essere espressione genuina e non mito.
    Continua la tua corsa verso la perfezione, ma mettici un po' di sana umanita'.
  • Anonimo il 23/11/2011 12:00
    un morte annunciata... di un essere che sa stare con un piede in due staffe... situazioni parallele che ti costringono ad essere ciò che non sei... molto bella particolare ben scritta... bravo mi è piaciuta molto
    carla
  • mariateresa morry il 02/10/2011 18:05
    mi permetto di osservare che questo testo ha molto ritmo, molta cadenza... direi che è un crescendo di sensazioni negative.. potrebbe essere dedicato ad una persona, ad una circostanza amorosa, ma anche provocato da un contesto più vasto... resto savvero spiazzata davanti a questa poesia e siccome non è facile oggi rimanere stupiti ed anche disorientati, ti dico bravo per l'effetto che mi ha fatto! Scusa se la leggo solo oggi, ma sono una new entry di questo sito che mi ha preso moltissimo. Ciao!
  • Nicola Saracino il 18/09/2011 19:59
    L'interpretazione di Giacomo è fascinosa, anche calzante. Ma per me l'ultimo e il primo sono Giuda e il Cristo, o anche chi semplicemente ne porta le vesti e "si fa" ultimo o primo. Chi fa e chi subisce un tradimento indossano vesti ben definite, ma il tradimento è semplice da definire solo sui dizionari. La vita è un palcoscenico di costumi, di ruoli...
  • giulio costantini il 18/08/2011 13:03
    la Storia ci ricorda che la Filosofia cominciò coi versi. Leggendoti risulta chiaro che questa tradizione non è stata abbandonata anzi cresce col tempo... bravo...
  • Anonimo il 29/07/2011 18:20
    Ecco la poesia creata dal dolore che non conosce la disperazione. Una morte simbolica per una vita simbolica. Il nuovo Giuda, "pietra di paragone di ogni nefandezza", "traditore" non di Cristo, sta volta, ma di un cristiano... ;
    Un'opera talmente bella, talmente preziosa...
    Un ritorno alle primizie dell'anima.
  • Anonimo il 29/07/2011 14:49
    Canto disperato di un poeta che ha bisogno d'amore... sempre, anche da morto. ciao
  • - Giama - il 28/07/2011 23:46
    Mi viene in mente, in una associazione di idee alquanto particolare, Freud e Pirandello; in particolare la teoria del Io dell'Es e del Super-Io e a "Uno, Nessuno, Centomila".

    Mi fa pensare al concetto dell'Io che possa separarsi da sé stesso, in un processo di "analisi critica" che può condurre all'approvazione o alla disapprovazione (di sé: quando si oppone, una parte dell'Io si scinde dall'altra parte rimanente.

    Ci sarà allora una parte esistente e presente nell'Io che risulterà dominante o superiore: il Super-Io (Freudiano) che si impone all'altro, da esso scisso, in uno sviluppo di conoscenza e identificazione, in conseguenza del quale ci sarà un primo e l'altro, riprodotto continuamente, contenuto nell'Io.

    L'altra parte risulterà dunque dall'Io, il quale a suo tempo ha eseguito la rimozione e che la riconosce comunque come parte di sé perché è la funzione dell'Io critica che si manifesta proprio nell'osservazione degli aspetti dell'Io cui si diversifica e dal quale si discosta.
    inoltre l'essere (Pirandello) è in un continuo divenire, sviluppo e trasformazione da uno stato all'altro; in più assegna una forma a sé stesso, o meglio, l'Io rende una rappresentazione di sé cui si aggiungono le rappresentazioni che l'io assegna a tutti gli altri e allo stesso tempo riceve da tutti gli altri.
    In base a ciò, si sviluppa un processo in cui l'io perde la sua individualità: ci sarà il primo e ci sarà un ultimo; e tutto ciò che si separa in questa evoluzione, distinguendosi nella sua individualità, comincia a morire (se non è già morto prima).

    Caro Nicola
    scusami per la libera e contorta interpretazione!
    Complimenti per l'opera, particolarmente apprezzata!
    Un saluto
    Giacomo
  • Nicola Saracino il 28/07/2011 20:23
    Giusé, sdrammatizzante... al gesto apotropaico rispondo con un ottimistico
    N
  • Giuseppe ABBAMONTE il 28/07/2011 18:06
    Una piccola annotazione aggiuntiva.
    Le righe sono 64 se si includono gli spazi compresi tra le strofe.
    Ciò considerato e visto il tenore generale dell'opera, il gesto apotropaico è quasi d'obbligo...
    Ancora un abbraccio
    Giuseppe
  • Giuseppe ABBAMONTE il 28/07/2011 16:43
    Tendenzialmente mi associerei ad Ada.
    È una composizione ricca di spunti, piena di scorci, lasciamelo dire, di alta poesia, colma di pathos.
    Ma tra morte, morto e varie coniugazioni del verbo morire, ne ho contati una quindicina.
    Con anche un "morto nel disgusto di se stesso"...
    Forse un po' più di speranza non ci sarebbe stata male.
    Ti abbraccio e... su con la vita!
    Giuseppe
  • Anonimo il 28/07/2011 15:48
    ... solo per dirti che sono passata, tutto si e' fermato e tu mi resti dentro
    helga
  • loretta margherita citarei il 28/07/2011 13:02
    lunghissima e bellissima poesia a sottolinear lo struggimento d'amore, ottima, complimenti
  • karen tognini il 28/07/2011 10:27
    Struggente amore... bellissima Nicola!... la coscienza parla per noi... ci fa morire... ma poi chissa' ... forse resuscitare...
  • Ada Piras il 28/07/2011 10:14
    Un bacio di vitale importanza, un grande dono ma io aggiungerei una nota di speranza.
  • Vincenzo Capitanucci il 28/07/2011 09:23
    Splendida Nicola... non Ti avevo mai visto dilungarti così tanto.. ma questo bacio è di una estrema importanza...

    .. Non posso non morire,
    perché già vivo altrove
    e non reggo più l'ubiquità... ha le labbra avvelenate di chi vive fra due mondi..

    Paolo e Francesca... ed un bacio Galeotto... prigioniero d'un infernale sole...

    Infatti non è me stesso che consegno alla morte
    ma il mio essere per te... estrema purezza... dell'essere Amore...

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