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Notte d'ospedale

Il tuo respiro si confonde
con il respiro della notte
il tuo pensiero cozza contro i muri
impenetrabbili alla parola del Giusto.
Sorda e senza più memoria
aspetti il lucore del mattino.
In camice bianco s'appressa,
non è la veste di un fantasma
o il pallore del cigno,
una domanda sorvola la scena
"allora come andiamo?"
-La frase ti ruba un sorriso
temevi dicesse- "dove andiamo?"
È così che la gioia o il dolore
il tempo e lo spazio sono
costellati da un avverbio.

 

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2 commenti:

  • Diana Moretti il 25/08/2011 21:18
    versi angusti, spigolosi e malinconici che sanno di pareti spoglie e bianche, l'odore dolciastro e l'impotenza annoiata delle corsie degli ospedali.. Grandiosa la chiusa.. ironica e tagliente dal gusto amaro. Un saluto. Dia
  • Anonimo il 14/08/2011 13:05
    scorre sottopelle... si respirano e vedono le tue parole... bellissima!

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