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Il rendiconto

L'arena attorniata da folla impazzita
aspetta un comando dall'alto.
È mai successo a una donna d'alzare il pollice?
- Ehi, laggiù, scoprite le facce, fatele vedere a queste donne stuprate e uccise -
Son tutte accanto a me,
vengono dai secoli dei secoli,
fino a quello in corso.

Hanno gli stessi segni, marchi e destini,
la bestia a due zampe non ha mutato il pelo né il vizio,
padri, fratelli e nonni
le vendono ai mercanti come la "cosa" è pregna,
sberciano per fede il sacro péne,
e all'infante troietta sforbiciano il piacere,
le sbarcano addestrate, diplomate, pronte all'uso,
niente vuoto a rendere, c'è la discarica.

Mi rizzo fiera e ardita, sono stata una zarina
- Mie prodi, eccovi la schiuma che rifiuta il Flegetonte,
scendete con la mazza e ficcategliela nel retro... -
corrono leggere, giù per la gradinata,
piedi e braccia mozze, ventri e gole squarciate,
si chiamano... Donna.

Che dire dello scena a cui assisto,
rintronano gli echi d'ogni barbarie,
tornano le polveri, gli odori, gli arrosti,
i sacri culi a cagare sui trogoli per femmine,
e poi... suonano le campane,
scoppiano stelle filanti:
i maschi nell'arena
cavalcano le martiri in calore.

Morale: l'amore è il nemico della donna.

 

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2 commenti:

  • Giulia Elia il 24/08/2011 17:39
    Evviva Ignazio, un bel segnale il tuo. Il solito lamento della donna vittima? Tempo al tempo, di questo passo "partorite" anche voi, adesso... siamo razionali, dal retto nasce pure qualcosa, però chiamiamolo come si deve! Mi perdoni?
  • Aedo il 24/08/2011 16:35
    Una poesia dai toni molto forti, provocatoria, che vuol illuminare le coscienze sui misfatti che nei secoli hanno colpito la donna. Bravissima!
    Ignazio

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