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Desertum

Qui Tu solaris lucem
virides et floride
beavi tuarum vitae,
deserte.

Tristes videmur, hortus
sine quod Tu defendes
Hibernum esse.

Quaesquid?
Vilice homines,
floride rame, tu,
recides omnia.
Flementes, sine nido,
augei videris.

Quidem deserte
esse,
nequis sorrides
Sed confiteor,
solem tibi
refulget.

Tu, orticello, che, alla luce del sole,
ti beavi
delle tue verdeggianti, fiorite aiuole,
ora,
sei un deserto.

Ti vedo triste e indifeso;
sembra sia ritornato l'inverno.
Che cosa è accaduto?
"Sono stati dei vili..." (gente rea)
Capisco...
I tuoi floridi rami,
appaiono recisi
vedo gli uccellini
in pianto, senza più
il loro nido.

Ora non sorridi;
sei un deserto.
Ma confido nel sole
e tu, per il tuo amore,
risplenderai.

 

l'autore Giuseppina Iannello ha riportato queste note sull'opera

Testo originale composto da me all'età di 7anni. Il testo in alto è la stessa poesia, da me stessa tradotta in latino, ma recentemente.


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4 commenti:

  • Anonimo il 26/10/2011 13:19
    brava come semre
  • Giuseppina Iannello il 29/08/2011 18:39
    Vi ringrazio di cuore.
    Giusy
  • Anonimo il 29/08/2011 18:17
    Molto bella, positiva e piena di speranza!
  • Anonimo il 29/08/2011 10:08
    bellissima metafora Giusy... versi melanconici ma di una intensità unica... ed alla fine la luce del sole che risplende e porta alla speranza... meravigliosa complimenti carla

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