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C' era l' Italia dei mille

Garibaldi non fa più notizia
fa' business. Per ricevimenti
incontri, libri, commemorazioni

investimenti statali costati
per il centocinquantenario
dell' Italia, milioni...

mentre gente senza casa, lavoro e cibo
ferve rabbiosa e continua in cortei e non
a camminar per strada minacciosa

se non a esprimer violenza su preposti
a difender uno stato che non c'e' piu'
e quindi anche loro programmati per il dramma

che proprio ieri ti incontro
il Giuseppe Garibaldi, eroe
dei due mondi che per strada

con fare possente mi minaccia:
"La vedi questa gamba? Fu ferita
e' vero... per quale risultato?

son piuttosto incazzato. C'era
un' impresa da fare... mantenere
l'Italia unita.. che non lo e' mai sata

se non nell'uso di un abc comune
e nel rispetto del dialetto
senza pero', troppo esagerare

che' l' unita' fa la forza
e semppre tu devi con altri
rammentar la storia a chi la disfa'

e adirittura la vuol trasformare
plagiare su testi scolastici mal scritti
come per volerla appositamente farla dimenticare!"

 

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6 commenti:

  • Ada Piras il 20/09/2011 16:21
    E'sempre bello leggerti.
  • Raffaele Arena il 20/09/2011 15:19
    grazie per i Vostri commenti... in particolare quello davvero particolare e interessatne di Ettore.
  • Anonimo il 20/09/2011 12:48
    Dall'Italia dei mille volontari nutriti a pane ed acqua, o quasi, per unificare l'Italia, siamo passati all'Italia dei predoni e dei ladroni.
    Senza contare tutti quelli che sono morti nella prima guerra mondiale per costruire questa Italia che è diventata oggi solo un pollo da spolpare. E qua mi fermo.
  • Anonimo il 20/09/2011 12:00
    complimenti... hai ben descritto tristi condizioni...
  • Ettore Vita il 20/09/2011 11:18
    La storia la scrivono sempre i vincitori! Nella storia manca sempre la presenza, la sofferenza di chi la fece e di chi la subì. Più che di storia possiamo parlare, credo, di storiografia.
    Per quanto riguarda le celebrazioni (che io critico per altre ragioni), con quel che ne consegue anche come business, servono a perpetuare la memoria, a ravvivarla, a diffondere una identità di sentire come Nazione (almeno per chi ci crede). Cosa c'entrano i senza tetto e i senza lavoro? Quando si fa una cosa se ne potrebbero fare al suo posto sempre tante altre... ovvero nulla. Non ti pare che il progresso procede a salti (come i quanti di luce), non in modo lineare; che anche l'unità (che fa la forza) può avere una ricaduta in termini di lavoro?
    Per quanto riguarda la situazione italiana, sebbene sia difficile, non sarei così pessimista (non credo al concetto di patria, tante volte strumentalizzato, mi piacerebbe solo che avessimo una identità nazionale verso l'esterno come l'America.
    Per la storia, ti riporto stralci di due celeberrime poesie di Petrarca e di Leopardi all'Italia.
    Italia mia, benché 'l parlar sia indarno
    a le piaghe mortali
    che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
    piacemi almen che ' miei sospir' sian quali
    spera 'l Tevero et l'Arno,
    e 'l Po, dove doglioso et grave or seggio.
    ...
    Canzone, io t'ammonisco
    che tua ragion cortesemente dica,
    perché fra gente altera ir ti convene,
    et le voglie son piene
    già de l'usanza pessima et antica,
    del ver sempre nemica.
    Proverai tua ventura
    fra' magnanimi pochi a chi 'l ben piace.
    Di' lor: - Chi m'assicura?
    I' vo gridando: Pace, pace, pace. (Petrarca)

    O patria mia, vedo le mura e gli archi
    E le colonne e i simulacri e l'erme
    Torri degli avi nostri,
    Ma la gloria non vedo,
    Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
    I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
    Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
    Oimè quante ferite,
    Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
    Formosissima donna! Io chiedo al cielo
    E al mondo: dite dite;
    Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
    Che di catene ha carche ambe le braccia;
    Sì che sparte le chiome e senza velo
    Siede in terra negletta e sconsolata,
    Nascondendo la faccia
    Tra le ginocchia, e piange. (Leopardi)
  • Anonimo il 20/09/2011 10:04
    Che triste realtà contemporanea sì... complimenti davvero!

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