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La pineta di San Giuliano

Lungo il sentiero tortuoso
appari nuvola fuggente
ora esposta alla vista
ora dalle piante nascosta.
Nel salire con la meta nel cuore
il gravitare stanco dell'orma
cadenza il ritmo più lento.
Cosa importa se l'aria si fa pura
e in fili sottili arpeggia
e gli uccelli frullano come
sassate nel cielo immacolato.
Lo sventagliare delle foglie
porta il profumo dei fiori
nutriti da ciottoli e rocce,
la sciarpa è scossa dal vento
nello zaino il peso degli anni.

Ora la montagna ferita
dall'uomo iperbole infamia
è una torcia di fiamma
attizzata come un falò.
Nel paesaggio scheletrico
il vento rincorre se stesso,
l'ombra giace sfogliata
il cuore procede ustionato
su quel rogo accatastato.
In quella plaga cenerina
la primavera passerà oltre,
indelebile rimarrà impressa
la linea bieca del piromane
infernale sosia del demone
tedoforo di ogni viltà.

 

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