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Leggera la mano, a sospirar protesa

Leggera la mano, a sospirar protesa,
scansava la rossa chioma;
ed il bel volto illuminava,
com'ella di desio splendea,
si ch'el cor mio avvolto pareva e domo.

Laudata dal gentil gesto,
con mirabile figura, la sua, sublime,
lontana dal volto mio riandava:
si ch'el cor mio, amorosamente vinto, giaceva.

Lasso, il pensier suo non più riamava
i moti del caldo mio amoroso senso,
poiché io dell'apparenza esterna non l'adornava;
si ché, disperata, pensava l'amor mio esser spento.

La compagna amata, la serena donna mia sognata più non vidi,
poiché dell'amorosa fiamma celavo il calore;
si ch'ella non più riapparve in novello dolore,
si ch'ella, da pietade mossa, dagli occhi miei scomparve.

 

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