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Casa di riposo

Odo il fruscio inquieto degli anni
arrotolarsi su pagine sempre più bianche;
la loro penna
sta smarrendo inesorabile il respiro
la morte si sta forse celando
tra le avide labbra
di un'incomprimibile ombra.
Incito con il tremore delle mie dita
quanto resta del ricordo incandescente
delle favole che seppi narrare
a raggiungere la voce
dei miei venti adorabili nipoti
perchè sappiano caricarle
sul cocchio dorato della loro anima
e condurle fino allo sguardo intimidito
dei loro figli appena sbocciati.
Tu, infermiera
non osservarmi severa
mentre sto parlando
con le mie ore conclusive;
potrei esserti stata mille volte madre
non sbuffare indifferente
mentre mi cambi il pannolino.
Tu sola puoi sapere
quanto intriso di spilli sia
il vestito dell'abbandono eterno
che i miei familiari mi cucirono addosso
quando l'Alzheimer
mi rese ai loro occhi
numero e non più persona.
Suora
tu che ogni giorno
sciorini preghiere per tutti
fà che di me non resti soltanto
la casellina vuota
di una retta non pagata
da chi, con la mia pensione
divorò anche la mia dignità.
Non so davvero chi fui
Dio
ma so che cosa desidero essere
dopo essere divenuta polvere;
saggezza per i miei piccoli
in quanto feci giusto e fallai.

 

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2 commenti:

  • Anonimo il 09/10/2011 21:43
    Tratti argomenti sempre molto interessanti... fanno riflettere.
    Bravo, complimenti
  • loretta margherita citarei il 09/10/2011 16:51
    toccante poesia apprezzata

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