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Telegiornale

Spari che sfuggono a ogni nome
eppure ne hanno centomila differenti
si stendono irriverenti
sulla delicatezza d'una tavola imbandita;
affoga il pasto
nel mare infuocato di lanci d'agenzia
le immagini estraggono
il vestito della morte
il vecchio televisore
ignaro, impotente complice si rende
di un lacerante sensazionalismo;
urla la giustizia
tra le dita insanguinate
di mille delinquenti
volano fiere e indifferenti
le pagine sghignazzanti della redazione
per una storia irta di spilli
che pretende di catturare e disperdere
sangue di speranze.
S'eleva dalla scrivania
il giornalista dal petto rigonfio
sogghigno beffardo
ad attendere l'insana
irrefrenabile metamorfosi
che porta i servizi
a mutarsi in fredda auditel.
Telegiornale
mi insegni la morte
ma mai saprai
che così imparerò
a riaffermare la vita.

 

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4 commenti:

  • cristiano comelli il 14/10/2011 19:35
    Ringrazio in primo luogo per l'attenzione riservata a questa riflessione in versi, mi perdonerete se non ho l'ardire di definirla poesia perchè la poesia è ben altro. Direi che le vostre argomentazioni possano ritenersi condivisibili. Parto da lontano nel cercare di aggiungere qualche spunto, dalla frase di un "certo" Gesù Cristo "la verità vi farà liberi". Questa saldatura tra libertà e verità mi ha sempre avvinto, perchè effettivamente è vero che sl'autenticità di quanto viviamo e di quanto ci viene proposto dall'esterno è tale possiamo predisporci a capire mewglio la realtà, quindi a viverla con maggiore libertà, voglio dire, gestendo meglio la nostra libertà che è dono preziosisssimo dal valore inestimabile (e pensare che oggi la fuggiamo perchè a volte ne abbiamo timore, a questo riguardo rimando all'ottimo libro di Erich Fromm "Fuga dalla libertà". Tolto qualche sporadico e apprezzabile caso (io non ho problemi a dire che guardo il Tg7 di Enrico Mentana perchè lo ritengo tra i meno nefasti), i telegiornali di oggi sono "vigliacchi". In che senso, direte? Nel senso che ci propongono una realtà sotto la loro lente deformante ben sapendo che noi non potremo esercitare alcun controllo su di essa. Il solo modo per liberarsi da questa gabbia è documentarsi in modo plurimo, attingendo a più fonti e per quanto riguarda le grandi questioni internazionali e planetarie anche a pubblicazioni specialistiche, sia detto ovviamente per chi ha voglia e tempo di farlo.
    Ciò che poi mi colpisce dei telegiornali è il contingentamento temporale cui vengono sottoposte le notizie. È vero, ci sono tempi da rispettare, ma le notizie devono essere date con una certa completezza e un certo interesse, altrimenti come si fa a riflettere criticamente? Meglio darne meno ma darle con esaustività che darne un'ampia serie che ti lascia però con un senso di incompiutezza, con un tassello che manca al proprio percorso di riflessione. Sorvolerei poi sulle "boutade" alla Emilio Fede o alla Minzolini per cui "siamo stati noi i primi a dare la notizia", narcisismo becero e inconcludente cui non attribuirei il minimo status giornalistico.
    Provo a venire un secondo alle vostre risposte specifiche: cara Loretta, vedo che anche lei segue La7 e quindi siamo su questo in piena sintonia, Mentana è una persona seria che anche quando si trovava al Tg5 non ha mai lesinato critiche al suo datore di lavoro se si trattava di farle, per questo l'ho sempre apprezzato. Caro Salvo, purtroppo la tendenza a montare il caso anche laddove non vi è o non vi è nelle proporzioni evidenziate dai giornalisti è un brutto vizio della categoria; vero è che nella gente non alberghi molto lo spirito critico, ma lo è anche che in taluni casi la deontologia dei giornalisti va a farsi benedire. Cara Paola, sull'orientare i pareri della gente onestamente non vi trovo del male purchè lo si intenda in questo senso: proporre un parere ma dare modo alla gente di valutarlo criticamente. A questo, per esempio, servono gli editoriali dei giornali, Dio solo sa quanta nostalgia io abbia di quelli di Montanelli, per esempio, ma penso anche agli Ostellino, ai Galli della Loggia, ai Pansa, quelli che sicuramente hanno sempre qualcosa da dire e qualche valutazione importante da portare da sottoporre al vaglio critico dei lettori (qui parlo di carta stampata, ma il discorso è estendibile anche al telegiornale). Credo che il telegiornale possa renderci liberi a misura di quanto siamo poi noi disponibili a vagliare quanto esso ci propone. Ho scritto troppo e scompostamente, me ne scuso ma relazionarsi con voi è sempre un tale piacere che tendo a dilungarmi. Cordialità e ottima serata.
  • Anonimo il 14/10/2011 18:56
    Concordo con Salvatore. Aggiungo solo che il telegiornale di una volta davano notizie di quanto accaduto. Oggi invece orientano i pareri della gente.
    Poesia interessante, apprezzatissima. Bravo
  • Anonimo il 14/10/2011 18:38
    Concordo con quanto da te espresso in questa poesia. Partendo dalla tua riflessione potremmo andare anche molto più in là.
    Personalmente mi piace soffermarmi sul fatto che, oggi, tutto è visto in funzione della statistica, dei numeri. Anche le persone sono numeri, o se vogliamo cose da spostare o da orientare in una direzione o in un'altra.
    A tutto questo contribuisce anche la scarsa propensione, o l'incapacità della gente ad assumere un atteggiamento critico, nei confronti delle notizie e non solo.
    A volte, per colpire la sensibilità della gente e far più presa mediatica e anche più ascolto, si batte sempre e solo su una notizia che, per quanto possa essere vera e sconvolgente, non lo è più di quei fatti che accadono molto vicino a noi stessi, nel nostro stesso palazzo, nella stessa strada in cui abitiamo, ma che scivolano addosso sulla pelle come se non ci riguardassero affatto.
    Scusami, mi fermo qua per non rubarti altro spazio, ma l'argomento sarebbe lungo e toccante.
    Cordialità, Salvo.
  • loretta margherita citarei il 14/10/2011 17:35
    vedo solo rai news 24, o quello della 7, poi oggi c'è internet, che fa vedere le cose come stanno e non farlocchiano le notizie, apprezzatissima

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