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Incrociando Platone

Sollevati, uomo
da quel brulicare di sistematiche apparenze
così seducenti eppur così traditrici
chiedi alla tua anima transeunte
di disegnarti due ali
sulle sue tremanti spalle
per librarsi via
dalle maglie infuocate
di questa limitata realtà sensibile
per abbracciare le labbra calde
di un iperuranio gaudente
che tutto profuma di senso compiuto
e ti rende eterno
anche nella tua lacerante imperfezione;
non prostrarti
alle unghie laccate di inganno dell'arte
che ti strappa
alla rinfrescante prigione del vero;
sappi che quanto chiami male
altro non è
che lo sciabordare di un tetro fantasma
incapace di farsi esistenza;
e tu, Socrate
che le tue mille virtù
facesti dimorare
nelle mie tetralogie scrittorie
insegna sempre a chi fu e sarà uomo
che la morte può anche spiegare alla vita
perchè valga la pena di essere vita.
Si insinua
nel fruscio di secoli nervosi
e incapaci di dominarsi
la frusta di zucchero
di uno stato ideale
in cui ruggisca sola e sovrana
la saggezza incontaminata dei filosofi.
Scoprirai che
giusto, buono e onesto
albergano da sempre nei tuoi pensieri
alfieri di un crescere
che è eterno, compiaciuto rinascere
dalla culla di quell'Ellade
che mi fu divina e dolce madre
fino a mille infiniti tempi e spazi
che non potei nè posso viver
ma in cui saprai farmi vivere.

 

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