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Vento cieco

Mosaici di luce accesi
ardono sul pavimento.
Poi echi soffusi di voci lontane
violano tende e persiane,
batte alla porta il giorno.

Il soffio di chiarore
smalizia i sogni sinceri,
che sanno di desideri,
di terra promessa
d'attesi ritorni,
di vita sperata.

Ora di confine nella
breve penombra,
tra i disinganni
dei giorni concreti
e i meno crudi lidi
che mi regala il sogno.

Linea appena accennata.

E m'incammino nel mattino
che raggela nel meglio
che non viene, sospeso
sulla strada dell'attesa,
in questo cieco andare dei miei passi.

Sono mille i passi spesi
quant'altri ancora?

É realtà il vagare rinunciando
contando le occasioni perse?
É realtà scavare solchi d'acqua
per tumularci ore e anni?

Poi quando la notte giunge
sono soltanto sogni vacui,
spazi di senso dentro
orizzonti inesistenti?

Forse è così!
Qualcuno mi dirà di sì,
ma quel confine m'appare
sempre più sottile, corroso
dallo scorrere dei giorni.

 

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2 commenti:

  • Giacomo Scimonelli il 19/12/2011 08:48
    ''... E m'incammino nel mattino
    che raggela nel meglio
    che non viene, sospeso
    sulla strada dell'attesa,
    in questo cieco andare dei miei passi...''

    autentica poesia..
  • loretta margherita citarei il 27/10/2011 19:46
    molto apprezzata complimenti

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