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A renato carosone

Qual mai fu
quell'intarsio di istanti nascosti
che mi offrì in sposo
alle seduzioni estasianti di una tastiera;
scoprii che le mie esili dita
erano state baciate dalla fantasia
nel vociare scomposto ma dolce
dei vicoli del ventre di Partenope;
"ueh guagliò, vivi p'a musica,
che cammina chhiu lieve chisto core,
si tu tieni o profumo e' note int'e vene";
come mi sorrideva
il mio fedele pianoforte
in un abisso indefinibile di armonie
che chiedeva solo di essere esplorato;
tu tutto vedesti
Pulcinella mio
di queste forme inconsuete di arpeggi e scale
che si arrampicavano su sfuggenti melodie;
tu soltanto sapevi
che uno spartito sa reggere il senso della vita
perchè è cassaforte silenziosa
del più sublime piacere
o del più incalcolabile dolore.
Come mi arraffa il cuore
o mare senza tempo è Napule
che fa rifrangere in onde ballerine
fiere canzoni
vestite ora di allegria
e ora di illusioni;
tu vuo' fa l'Americano
whisky and soda and rock n' roll
ma simmo tutti in Italy
Maruzzella e oi Marì;
doce doce
o mare mi prese con sè
ora la mia nave viaggia fiera e serena
verso quel piano
in cui ruggisce l'eternità.

 

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1 commenti:

  • Vincenzo Capitanucci il 10/11/2011 10:34
    mi offrì in sposo
    alle seduzioni estasianti di una tastiera;
    scoprii che le mie esili dita
    erano state baciate dalla fantasia

    uno spartito sa reggere il senso della vita
    perchè è cassaforte silenziosa
    del più sublime piacere

    Splendida dedica... Cristiano... e molto molto di più... un ruggito di eternità...

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