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Heysel insanguinato

Il pallone somigliava
all'ombra di una donna trafitta
da una spada di grasso stupratore;
con voce di consumato tenore
il dio dello sport invocava
ma la risposta
scelse di non farsi scorgere risposta.
Sugli spalti
vermi ebbri di birra e di follia
tracciavano strisce di indelebile violenza
il pallone rotolava impotente
su uno sbuffante rettangolo verde
mentre la morte estraeva a sorte
nuovi nomi di cui cibarsi
in quella sera odorante
di invisibile maledizione.
Liverpool - Juventus
finale di coppa dei campioni
sputava un insulto tabellone
su tifosi che si scoprirono morte
in un grido di giubilo spezzato.
Il calcio di rigore
impietoso sorrise
su quella maledizione
le mani protese all'urano
di Michel Platini
inebetita
insensata sensazione di vittoria
tra quelle luci che custodivano
ormai solo frammenti di cadaveri.
Ma la giostra del calcio
programmata fu,
anche in quel momento
per non udire nè guardare
il trofeo si protese verso il cielo
come uno sghignazzante
ripugnante aquilone
epilogo tetro e ignobile
di una partita maledetta
che vide troppi innocenti partire;
il pallone ancora geme
in un angolo recondito
di un Heysel che il vestito ha cambiato
per coprire di festa
il ricordo di un agghiacciante
perfido, funerale.
Dove un uomo muore per sport
là la vita smarrisce la voce.

 

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5 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 09/02/2014 01:35
    apprezzata... complimenti.

5 commenti:

  • cristiano comelli il 23/11/2011 15:43
    La speranza, caro Danny, ringraziandoti ancora una volta per la tua toccante testimonianza, è che tali episodi, ovviamente, non debbano più ripetersi su nessun campo di calcio. Non ero presente direttamente come te ma ricordo che rimasi scioccato per parecchio tempo dopo la strage dell'Heysel. Cordialità.
  • denny red. il 23/11/2011 07:44
    Grazie a te cristiano, quel giorno fu tutto una tragedia, e ti posso dire con certezza che.. si poteva evitare tranquillamente, ma.. quacuno non voleva, e.. in quella maledetta curva tutto era già disegnato, tu pensa che noi entrammo in curva settore Z, alle ore 15, 30, io e i miei quattro amici, alle 16, 17 circa, già la massa degli inglesi divisi da un niente da noi, cominciavano già a far paura con lanci di pietre e di tutto... e sotto la curva sull'anello della pista, due polizziotti a cavallo gurdavano sapendo che la situazione poteva crollare in un attimo, ma non ci fu nessun intervento, sapevano che gli inglesi ci avrebbero caricato, e cosi fu, bastava un cordone di 20 30 polizziotti che salivano in curva, e non sarebbe successo nulla, ma quacuno voleva la tragedia, e pensa che dopo.. hanno mandato pure l'esrcito a contare i morti, ho sempre seguito la iuve fino a quel giorno, da allora allo stadio sarò andato 3 o 4 volte, ma solo qua a milano, e sempre in tribuna, e anche li la paura di quel giorno mi è rimasta dentro, un brutto ricordo fu quel giorno, e quando ho letto la tua poesia.. mi si è fermato il respiro, Grazie per il tuo scritto e per la tua sensibilità.. Un caro saluto, Ciao!! Denny.
  • cristiano comelli il 19/11/2011 15:10
    Ringrazio di cuore ambedue e a Danny Red dico che sono doppiamente felice per il fatto che, in quel giorno, lui non sia stato tra le vittime ma si sia salvato.
    Quel giorno me lo ricordo bene, ero studente al ginnasio, vidi in diretta le immagini della morte, dell'assurdità di continuare una partita che ormai partita più non era, ricordo l'invito del compianto e grandissimo Gaetano Scirea alla ragionevolezza, ricordo anche, ma qui con disgusto, l'atto di esultanza di Platini dopo che la Juventus realizzò la rete del vantaggio. Esultare in mezzo a tutte quelle vittime!!!!!!!!!! Lo sport fu ucciso due volte, quel giorno, prima dalla follia vergognosa dei mai troppo controllata hooligans (e poi dicono la civilissima Inghilterra!!!!) e dalla decisione di far disputare quell'incontro nonostatnte le vittime. Per questo, oggi, ricordando ciò che mai più deve verificarsi nè su un terreno da gioco nè in alcun altro posto, auspico che lo sport sappia viversi davvero come una festa all'insegna della fratellanza. Anche perchè la sconfitta, nello sport, non è irreversibile.
    Se perdi una volta, puoi rifarti la successiva.
    Cordialità ad entrambi e grazie a Danny Red per questa sua testimonianza diretta di quel dramma che visse in prima persona.
  • Vincenzo Capitanucci il 19/11/2011 02:53
    Un ricordo struggente... Cristiano.. ero a Bora Bora e vidi solamente il primo tempo... a causa del ritardo... non rientro nel fascia di tempo satellitare.. fu una partita falsata completamente... la morte era nei cuori di Tutti... giocatori.. arbitro... spettatori... sicuramente non si doveva giocare.. ma la paura di scontri fuori fra tifosi in sete di vendetta... prevalse...
    Ottima Cristiano... scritta con la Tua solita Maestria...
    Dove un uomo muore... la vita smarrisce la voce...
  • denny red. il 19/11/2011 01:52
    Curva Z, la curva della morte, hai fatto un bel scritto Cristiano, molto sentito il tuo scritto.. io ero là Cristiano, e ringrazio Dio se sono ancora vivo, e non dico altro..
    Ottima!! bravo!!


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