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Azzardopazzia

La mia anima in ebollizione
scorsi come damigella annientata
orfana di un cavaliere di metallo,
dileguarsi
in una lingua d'ombra.
Dentro vi dimoravano
come pitoni addestrati dal fruscio del destino
videoillusioni di quattro semi,
carte da gioco
un vorticare martellante di roulette;
l'agguato era teso
la loro sfida da vincere
era indurmi a perdermi
folle, appassionante gioco
per loro che ne erano i demiurghi.
Fui stabile sconfitta
re e assi ansimavano
nelle mie mani rattrappite
la mia volontà mi lasciò detto
che sarebbe andata a prendersi una birra
più non fece ritorno.
Eccolo, il mio riscorgermi solitario
con l'urlo dell'incapacità
di farmi dominio al mio dominio
lacrime che rotolano
in uno sporco bicchiere di rhum,
e i ritratti di mia moglie e mio figlio
che si rifugiano tra le labbra
di nuvole complici
per non morire della mia stessa morte.
A tutto seppi giocare
tranne che a vivere davvero
ora sono solo un trofeo di guerra
tra le fauci di nuove mani perse.
Resto frastornato
dinanzi allo sbuffare malinconico
di una vecchia caffettiera
solo lei è custode di quanto io fallii
e mai lo potrà narrare,
nel viaggio del suo aquilone caffè.

 

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4 commenti:

  • cristiano comelli il 08/12/2011 11:44
    Rendo grazie a chi si è voluto soffermare sul contenuto di questa poesia. Non sono mai stato affetto dalla febbre del gioco eccezion fatta per il gioco a fine settimana di una schedina del Totocalcio, subito però estinto visti gli esiti sfavorevoli (non sono evidentemente un esperto tredicista, ora mi sa che però l'enplein consiste nel realizzare il quattordici ma, essendo da tempo che non gioco, non ne sono sicuro). Sono però molto vicino, o perlomeno desidero esserlo, a quelle famiglie ridotte sul lastrico da quel demone perverso che è il gioco. Un progresso nel cercare di combatterlo efficacemente è staato compiuto in Italia e consiste nel suo riconoscimento nell'universo delle patologie da sottoporre a cura.
    È una malattia psicologica che può evidentemente ingenerare anche conseguenze fisiche letali. Mi diceva un frate che ho conosciuto: "Cristiano, ricordati che la maggior parte dei soldi giocati, come anche mi diceva mio padre, diventano crusca". Già quest'asserzione dovrebbe bastare a tenere ben distanti dal gioco d'azzardo. O, perlomeno, se proprio si intende provare l'ebbrezza, a fermarsi al momento giusto quando la fortuna sta facendo volgere il barometro al bello e prima che muti la temperatura. Cordialità a tutti.
  • Vincenzo Capitanucci il 08/12/2011 11:14
    A tutto seppi giocare
    tranne che a vivere davvero... la malattia del gioco... distruttiva..

    Bravo Cristiano... un azzardopazzia...
  • cristiano comelli il 05/12/2011 21:09
    Grazie signora Mara, però facciamo un patto, quel sig. possiamo eliminarlo e forse sostituirlo semplicemente con Cristiano? Se vuole per me va bene. Cordialità.
  • Anonimo il 05/12/2011 20:59
    Il gioco d'azzardo... L'"hasard", la sfida, la voglia di vincere a tutti i costi; tutta una maledetta questione di fortuna, di gesti e linguaggi nascosti, oltre che di sconfitte... La famiglia? Molto spesso ti giochi pure quella, l'unica cosa che ti rimane da fare è sbuffare, come una caffettiera impazzita... Bravo nelle descrizioni, come sempre, Sig. Comelli.

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