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Lo sgabello

Sei in piedi su uno sgabello
Uno sgabello di legno
Io ti guardo e rido
Rido come se non sapessi che sei un immagine della mia mente
Tu stai in piedi su uno sgabello
Hai i capelli lunghi e neri
Le mani piccole
Io sono seduto davanti a te, inerme
Vorrei afferrarti e portarti a letto
Non posso
Tu sei in piedi davanti a me, su uno sgabello
Vorrei bere del vino e offrirtelo
Non posso
Sto fermo allora 
Guardo i tuoi ginocchi e cerco un sogno
Vorrei fumare
Non posso
Intanto il muro bianco incornicia i tuoi capelli neri
Io sono una fiera di paese al solo tuo sguardo,  
Festoso
Stai in piedi davanti a me dicevo
Su uno sgabello
Uno sgabello di legno, dicevo
Le tue mani sono piccole ma io so di quanto possono far male
Con una carezza
Io vorrei farti certi complimenti che aiutano la complicità
Ma sono nudo
Nudo in un modo nuovo
Seppure con i vestiti addosso, nudo
Io guardo il tuo corpo in piedi davanti a me 
Su uno sgabello
In legno
Cerco quel corpo, ma la distanza
Anche se breve
Si allunga
E frammentario il mio sguardo perde focale
In un lungo, lungo addio 
Resta uno sgabello
In legno 
E io nudo 
Con i vestiti addosso

 

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2 commenti:

  • andrea il 15/02/2012 09:54
    caro mazzone,
    riccardo di nome
    tu che di pancreas. srl eri l'anfitrione,
    a scriver poesiole a quanto pare ti diletti,
    spiraglio di luce tra i tuoi mille difetti.

    Dimentico forse dei tuoi doveri legali
    hai scambiato i nostri soldi per sonanti regali.
    Cinquecento persone hai lasciato all'asciutto
    che in coro ti dicono "sei un gran farbutto!"

    i nostri sogni hai calpestato sprezzante
    raccontando balle come provetto teatrante

    alla legge del karma non scappi lontano
    ma se scappi da lei sarà quella dell'uomo a tenerti la mano.
  • Anonimo il 30/01/2012 09:04
    Mi sembra un narrare onirico... ci vorrebbe Jung a darmi una spiegazione ma sicuramente tu solo sai e senti e questo basta.

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