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La città dei rumeni

La mia città
è la città dei rumeni e dei cinesi
la città dei nordafricani e dei cingalesi
la città dei nigeriani e dei senegalesi
quella dei viados e dei ladri di appartamenti
la città del kebab e della chincaglieria
dei filippini e delle lingue della torre di Babele
la città del compro oro al massimo della valutazione.

Non riconosco più le mie strade
ormai calpestate da troppa gente.

 

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3 recensioni:

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  • cristiano comelli il 04/02/2012 15:30
    Caro signor Vincenzo, la sua poesia mette in luce un tema, quello della conservazione dell'identità di un popolo e di un territorio, sicuramente attuale e di non facile trattazione. Il confronto tra identità differenti che lei così bene raffigura come esistente nei fatti è, appunto, una realtà su cui ovviamente non è possibile chiudere gli occhi. Non è possibile e, mi consenta, non sarebbe neppure bello. Tempo fa mi giunse alle orecchie una frase del compianto e da me venerato Giovanni Paolo II che ritengo formidabile: l'incontro tra le varie identità differenti ci consente anche di capire meglio la nostra, di estrarre da essa potenzialità che magari neppure pensavamo possedesse. E davvero mi sembra l'ottica più corretta per inquadrare il fenomeno della multietnia; io credo che comunque, al di là di tutto, ci si debba sempre sapere leggere come persone; la provenienza ha un valore molto, ma molto, ma molto, ma molto relativo. Perchè, se guardiamo alla provenienza, esistono persone nel nostro paese che meriterebbero di essere espulse da esso perchè, con la loro condotta indegna, lo hanno disonorato. Cordialità.
  • Anonimo il 04/02/2012 14:29
    non si capisce che giudizio dai al "cambiamento".. o forse è questo il punto, giudizio non c'è e non vuole esserci!
  • senzamaninbicicletta il 04/02/2012 11:20
    la globalizzazione inizia dalle città, contaminazioni culturali non sono necessariamente negative sono le leggi e i diritti non rispettati che creano disagio e disparità sociale che si ripercuote sulla società in generale. Molto apprezzata questa constatazione posta in termini assai oetici. Complimenti

11 commenti:

  • augusto villa il 13/02/2012 21:08
    Eh sì... ci si sente un poco smarriti... vero?
    Ma avremmo reagito così... se avessimo avuto 16/17 anni?
    È cambiato lo scenario... È passato il tempo... Forse è proprio questo che ci fa sentire... pesci fuor d'acqua...
    Ecco... m'è venuta la malinconia...
    Bravo, ben scritta!!! ----------
  • vincent corbo il 04/02/2012 17:48
    Grazie a tutti per aver commentato. Rispondo a frivolous: c'è un po' di nostalgia del passato. Tutta questa gente così diversa mi mette addosso una certa inquietudine ma è anche uno stimolo per aprirsi al nuovo. Fa tristezza che i centri di accoglienza molto spesso non siano attrezzati a dovere per accogliere così tante persone.
  • Anonimo il 04/02/2012 14:17
    una riflessione attenta caro vincenzo...è così per tutte le città... scritta molto bene... bellissime le ultime due riche bravo... mai banale complimenti
  • - Giama - il 04/02/2012 12:38
    Non riconosco più le mie strade
    ormai calpestate...
    È questa la chiave di lettura che voglio usare per interpretare il disagio evidente, qualsiasi sia la causa; mi piace particolarmente il verbo calpestate, che rende molto bene...
    Le strade potrebbero intendersi come metafora di vita, forse...
    Ciao Vincenzo
  • Ezio Grieco il 04/02/2012 12:24
    ...è il tempo delle civiltà multirazziali, delle città variegate dai colori, odori e sapori, che ogni... Ceppo, si trascina dietro, forse per non dimenticare le proprie Origini.
    Apprezzatissima constatazione, anche la lirica è degna.
    Bella vincè.
    cl
  • Ada Piras il 04/02/2012 12:23
    Qualcosa non ha funzionato... o forse è cosi che il mondo si è creato... ma ti capisco perchè andiamo alla ricerca di quelle atmosfere che ci facevano stare bene... Scritta bene.. Bravo.
  • Anonimo il 04/02/2012 12:16
    Pittoresca, pooetica, viva.
  • Anonimo il 04/02/2012 10:25
    Sì, condivido... e in più non ci leggo rancore... una constatazione giusta, laconica... forse è così che andrà a finire: diventeremo un popolo unico e le città perderanno nome e storia... ciaociao.
  • karen tognini il 04/02/2012 10:12
    È un po' cosi' ovunque... dobbiamo abituarci alle multietnie...

    sarebbe bello ci potesse essere lavoro per tutti.. invece non fa che aumentare la disoccupazione e la delinquenza...è difficile integrare in poco tempo mentalita' molto diverse...
    Ottima poesia Vincenzo...
  • Isaia Kwick il 04/02/2012 09:14
    Il mondo povero si muove, i nostri padri si mutarono nelle tristi fabbriche tedesche, le terre miserabili si ribellano, vite di niente alla ricerca di una polverosa vita dignitosa.
  • Anna Rossi il 04/02/2012 09:08
    siamo tutti, cosmopolitamente, dei dispersi. tra invasioni e forzate condivisioni culturali ci mischiamo in una frenetica danza.. e un po' scordiamo quelli che eravamo.. sarà un male o un bene?.. la madre terra è di tutti.. ottimo testo per rifletterci su..

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