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La nave dei folli

nave di folli questa bagnarola
con le vele strappate e funi scarse
la chiglia - greve - solca l'onde sparse
in filosofie prive di parola

annaspa in preda ai quattro venti
trangugiando acqua da ogni falla
non si capisce come stia a galla
imbelle a inseguire le correnti

sul ponte di comando d'anarchia
sporte al parapetto affollato
urlano comizi a popolo beato
vecchie palandrane lise d'anemia

tonache color del nero santità
esortano - turpi - chierici infanti
in candor precario a pregar santi
che non vedono prelate voluttà

in coperta col capo incenerito
genufless'innanzi a tali ceffi
oranti isterici e indefessi
a pregar di quelli il mal'ordito

- del primo dantesco cerchio - umanità
ch'attende in vece altrui perdono
di colpe a cui trovar condono
una volta accomodati nell'aldilà

ladri di mano lesta e ardita
e sicari ch'affilan fredde lame
assieme a vecchie laide puttane
s'aggiran loschi tra la gente rapita

estasi cieca di una moltitudine
che copre l'occhi per non vedere
l'etica soggiogata dal potere
e la mazza che li batte sull'incudine

 

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • cristiano comelli il 14/02/2012 19:43
    La poesia è densa di contenuti e di spunti di riflessione, soffermarsi su ciascuno di essi richiederebbe molto spazio e io non ho intenzione alcuna di sottrarne in modo abnorme. Mi limito a evidenziare il punto finale dove lei fa riferiemnto, giustamente, alla moltitudine che assiste all'etica soggiogata dal potere. L'individualismo è spesso descritto in termini negativi. Tuttavia io non credo che individualismo debba necessariamente rimare con egoismo. È quella cura di se stessi che ci porta non a sottrarci dalla moltitudine, nel senso di appartenere a un consorzio sociale, ma a mettere a fuoco noi stessi e le nostre risorse migliori per viverci moltitudine in modo consapevole e senza mai smarrire la nostra identità. Identità che, certo, abbiamo il dovere morale di mettere in relazione con altre identità ma che non si può annacquare in una forma che non le appartiene per natura. Ecco, io trovo che l'uomo moderno sia dimentico di lavorare soprattutto su quest'aspetto (è prima di tutto un'autocritica che dunque rivolgo a me stesso). Onore a lei per avere evidenziato la necessità dell'uomo di ritornare a se stesso, senza paura ma con l'onestà di analizzarsi davvero e senza farsi sconti perchè sia lui a fondare la moltitudine e non il contrario. Cordialità.

3 commenti:

  • mauri huis il 15/02/2012 18:19
    Bella e trascinante come al solito, questa tua intemerata in quartine rimate è tuttavia un po' cupa, monocorde, almeno per i miei gusti. Certo non si può esser sempre indomiti e gagliardi, a volte si è depressi e sconsolati, purtuttavia una sola parola di non sconforto non l'ho trovata in tutto il testo. Su con la vita, compagnero! Hasta la battaglia e in alto el corazon! Ciao Sergio, bravo comunque come al solito.
  • Anonimo il 15/02/2012 17:31
    Condivido tutto ciò che hai detto. E tanto per citare Dante:
    "Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!". Mai parole furono più vere.
    Un caro saluto. Enza
  • - Giama - il 14/02/2012 21:08
    condivido il pensiero di cristiano quando dice dei molteplici spunti di riflessione che la poesia offre, sottolineo altresì l'ottima costruzione che rende piacevole, scorrevole la lettura.
    un'esecuzione tutt'altro che semplice!
    tra i vari versi mi colpisce il seguente:
    - del primo dantesco cerchio - umanità
    ch'attende in vece altrui perdono
    di colpe a cui trovar condono
    una volta accomodati nell'aldilà

    geniale!

    complimenti!

    ciao ciao

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