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Contra amor fati

Il paradiso esiste
ma io non l'ho trovato
nei posti di lavoro
in cui son stato offeso
costretto ed umiliato
più che fosse possibile
e umano sopportare.

Il paradiso esiste
ma io non l'ho trovato
nel primo matrimonio
cui fole e inibizioni
teofobiche e sociali
m'avevan prima indotto
e poi abbandonato.

Il paradiso esiste
e forse l'ho sfiorato
nelle alterne passioni
con le quali ho arginato
l'angoscia e l'apatia
che quelle costrizioni
mi avevano causato.

Il paradiso esiste
anche se poi non dura
ed è nella cultura
nelle arti e negli sport
più intensi e ricreativi
anche se transitori
e mai risolutivi.

Il paradiso esiste
solo che si allontana
se i problemi rimangono
ed anzi incancreniscono
rinforzati da un fato
che fiacca ogni speranza
e spegne l'entusiasmo.

Il paradiso manca
e mancherà per sempre:
l'anima andrà, cosciente
ma inesorabilmente,
verso la depressione
il pessimismo cronico
il cinismo dolente!

Ma quale "amor fati"
ma quale conseguente
tranquilla accettazione
d'ineffabili eventi?
Solo chi ha buon fato
può affidarsi all'onda
senza temere i venti.

Solo chi ha buon fato
o almeno un fato neutro
carissimo Marcello
può vivere contento.
Per tutti gli altri guai:
non ci sarà giammai
nessuna età dell'oro!

 

l'autore mauri huis ha riportato queste note sull'opera

Amichevole confutazione dell'ottima opera di Marcello Veneziani, AMOR FATI, circa l'accettazione del destino (che lui sostiene non essere rassegnazione). Io non sono così sottile...


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8 commenti:

  • Anonimo il 13/03/2012 22:34
    È vero, c'è l'imponderabile, la fortuna inattesa e la sfiga sempre dietro la porta. Ma non credo che sia tutto qui. Credo che in parte la vita ci ponga solo delle opzioni ma poi siamo noi a decidere quale delle due scegliere. Certe volte è più facile dire "che sfiga" piuttosto che "ho sbagliato". C'è sempre una possibilità, il difficile è coglierla. Ma questo fa parte del gioco.
  • mauri huis il 12/03/2012 06:59
    Grazie a tutti per la gentile attenzione. Specifico, per Fabio e chi avesse pensato ciò che pensato lui, che il paradiso di cui parlo non centra nulla nè con il libro di Marcello Veneziani nè con la visione teologica di alcune religioni. Qui paradiso è inteso semplicemente come vivere decoroso e soddisfacente, paradiso in terra insomma, e non altro. La confutazione alle tesi di Marcello è poi scherzosa e anche un po' pretestuosa, perchè è veramente difficile che egli non abbia ragione quando dice che al destino non serve ribellarsi, ma serve invece accettarlo e viverlo serenamente nel migliore dei modi. Io non sono credente ed ovviamente in gioventù avevo pensato di essere in grado di decidere abbastanza autonomamente del mio destino e del mio futuro. In seguito ho scoperto a mie spese che così non è, essendo la sorte un imponderabile molto ma molto più potente di qualsiasi volontà, personale o collettiva. Oggi quindi non penso più ciò che pensavo una volta, perchè mi sono reso conto che quando il vento soffia forte, o la corrente scende impetuosa, non c'è insetto o pesce che possa ribellarvisi. Non riesco però ancora ad accettarla serenamente, mancandomi quella specie di rivalsa e ricompensa che invece per voi cattolici è la resurrezione e la vita eterna. Io ho solo questa vita, e m'incazzo ancora se non è almeno pari alle mie attese. Questo era il senso che non so se ho reso bene. Saluti a Fabio e a tutti gli altri. E grazie ancora per l'attenzione.
  • Fabio Mancini il 11/03/2012 23:39
    Il Paradiso vuol dire tranquillità ed assenza di problemi? Probabilmente no, perché coloro che stanno vicini al Paradiso sono quelli che soffrono più degli altri. La sofferenza è il controaltare alla superbia. Coloro che vivono nell'estremo benessere negano le fortune ricevute: affermano che si sono fatti da soli, senza "aiuti" e se gli altri che sono poveri, malandati e brutti è il destino che li ha condannati a tali miserie. Ma davvero è così? Quando certi avanzi di galera dicono di essere dei profeti sulla terra, o quando qualcuno afferma di piangere sulle spalle di Dio (ma che confidenza!) dobbiamo crederci? E noi, gente normale, chi siamo? Solo numeri? Non ho letto la pubblicazone del Sig. Veneziani, però penso che se per destino intendiamo una volontà superiore a quella umana, credo che rifiutarla o ribellarsi ad essa sia completamente inutile. Può l'uomo cambiare il corso degli eventi già deciso da altri? E soprattutto può l'uomo essere ciò che vuole essere? I limiti dell'uomo, la sua fragilità, mi fanno pensare di no. Il Paradiso, secondo me, non ha alcun legame con la materialità delle cose, né con la salute ed il successo personale. Il Paradiso è il sorriso dell'anima, quando magari si è stati licenziati, tua madre è morta e tua moglie ti ha lasciato. Il sistema, gli altri e noi stessi, siamo niente rispetto all'Assoluto! Il Paradiso non è qui, ma altrove. Non è adesso, ma poi, quando finalmente saremo tutti trasfigurati in Cristo. Scusa la lungaggine. Ciao, Fabio.
  • Anna Rossi il 09/03/2012 08:54
    come al solito, la tua lirica invita alla riflessione su temi molto delicati. l'analisi è spietata e molto dettagliata. alcuni punti sono condivisibili. poi, il taglio autobiografico la rende vera, sofferta. riesci a trasmettere sensazioni.."a pelle" che trascinano il lettore verso una revisione critica di certi modi un po' stereotipati di spiegare l'ignoto, il mistero del fato. ma, forse, un po' di sano, folle, catartico, semplice ottimismo aiuterebbe ad affrontare tutte le inevitavibili delusioni.. insomma facciamoci aiutare da una bella.. botta di vita! c'è sempre una primavera in agguato che ci attende, tu arrenditi e.. fatti colpire!!
  • Mara il 09/03/2012 06:43
    Bellissima Maurizio. Mi piace la musicalità di questi tuoi versi. Riguardo al contenuto, condivido in pieno!!!
    P. S. Ma forse una fiammella di speranza... caspita: un folata di vento!
  • Alessandro il 08/03/2012 22:33
    Toccante descrizione di un paradiso mancato. Una vita di delusioni senza alcun approdo salvifico. Davvero bella
  • loretta margherita citarei il 08/03/2012 20:26
    intensa molto profonda
  • Vilma il 08/03/2012 19:49
    Una riflessione molto sottile... letta e riletta con interesse.
    Davvero molto bravo

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