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Anniversario

Stava seduta sulla poltrona di fronte,
era lì, davanti a lui e lei lo guardava;
poteva toccarla allungando la mano
ma quella distanza era incolmabile
tra loro fantasmi di speranze defunte
venticinque anni e ancora la odiava
la osservava seduta: sempre fragile,
la solita ombra, eppure non la stessa.
Venticinque anni passati consumano
il corpo, ma quel ricordo era tremendo
Un dolore comune, una idea fissa
che li aveva separati e non uniti.
-Dobbiamo andare adesso, è ora.
Si avvia. Lei lo segue. Scendono le scale
È il giorno della visita a quel figlio;
dove abita sono giardini fioriti
e c'è una scritta all'ingresso:Dimora
Ultima. -Sarà felice qua, si dicono
silenziosi. Ma non lo pensano davvero.

 

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4 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Anonimo il 18/04/2012 12:35
    ... prosastica
    ma incisiva
    in tutti i passaggi,
    specie quelli
    dialogati,
    complimenti.
  • Don Pompeo Mongiello il 12/03/2012 16:12
    Apprezzabile nello stile e nella forma, con un contenuto toccabile ed impeccabile.
  • Aedo il 10/03/2012 18:11
    Una poesia attinta dalla realtà, che rapisce e commuove; mi sembra proprio di vedere gli sposi, sentire le parole e di toccare con mano la tristezza lacerante. Poesia veramente notevole!

4 commenti:

  • Don Pompeo Mongiello il 14/03/2012 10:26
    Molto apprezzata e piaciuta questa tua tanto tanto bella!
    P. S. Mi ritengo del sito il peggior commentatore, ripetendomi sempre o quasi. Non me ne vogliate a male!
  • tylith il 14/03/2012 01:02
    Qui devo ammettere che la profondità di pensiero di Ragoshin parla anche per me, sperando di poter usare le sue parole come se fossero anche le mie, unendomi quindi in un dolore così profondo e ancora così vivo.
  • Anonimo il 13/03/2012 22:46
    Mi ha accapponato la pelle! Il dolore che trasuda, la rassegnazione, la tristezza infinita. Tutti sentimenti irrisolti, e proprio perché irrisolti, ancora pendenti nell'anima, ancora freschi come se 25 anni non fossero passati mai e non passeranno mai. E comunque l'eleganze e la ritrosia con cui questi sentimenti sono manifestati inducono un senso di profondo rispetto e cordoglio..
  • Ugo Mastrogiovanni il 10/03/2012 11:33
    Un'ode alla memoria, rievocazione accorata di un saluto a quel figlio, tra quei giardini fioriti dove forse riposava felice. Incerta, tremolante, commossa, la penna di Ivano Boceda racconta un episodio triste, indimenticabile, antico, ma ancora vivo nella sua mente; mesto e malinconico come i suoi versi che sembra parlino sommessamente, con rispetto e imploranti pace. E tanta pace avvolge questa poesia, per i fatti e i luoghi commemorati.

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