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Numeri

numeri anneriscono corpi,
vite scompaiono tra le fiamme,
urla si spengono nel vento,
e ogni ricordo è tormento.
vivo ricordando,
baracche piene di larve,
rantolii di vite anelanti,
sibilano tra cumuli di vestiti,
mentre la paura diviene ostia,
e il sudore sangue sacrificato,
di un lungo, silenzioso, amaro natale.
i miei ochhi gridano,
il gelido dolore,
di un respiro umano,
che per uno scherzo del destino,
si ritrova condannato,
a trascinare il giogo del condannato,
tra reticoli e ordini disarmanti.
qui muore l'umanità,
e nasce l'amara ironia,
della disumanità,
qui giace un soffio vitale,
ormai scheletrito,
il cui nome è un numero stampigliato,
il cui destino è un forno crematoio,
dal cui camino passare.
questo è lo sguardo incavato
un uomo disperato,
il cui destino è stato annullato.
tu che giochi fuori,
da questa pagina di storia,
che guardi con disincanto,
il mio viso emaciato,
che pensi all'oggi
in modo disinteressato
e credi all'ipertecnologico niente,
ferma il tuo pensiero
come un aquilone imbrigliato
sul mio cammino,
rispetta le mie impronte,
onora la mia ombra,
e sopratutto apprendi,
dal mio furtivo apparire,
qual'è il senso del ricordare,
qual'è il sapore amaro dell'imparare.

 

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1 commenti:

  • Alessandro il 12/03/2012 23:52
    Uno degli episodi più neri dell'umanità, dove regnarono il fanatismo, la freddezza, la logica disumanizzante: non più una persona, ma un numero. Materia organica da sfruttare e poi smaltire.

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