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Soldati

In una notte d'estate,
un bagliore lontano,
le voci delle nostre mogli
e le mani dei nostri bambini,
ci accarezzano e cullano
tutte le nostre paure.

 

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4 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 23/03/2012 11:25
    Per una donna che si medesima in un uomo, e per giunta soldato al fronte, è più che ammirevole questa descrizione.
  • Anonimo il 15/03/2012 09:42
    impossibile a non pensare ad Ungaretti... ma c'è motlo del tuo, molta umanità... bellissimo!!!
  • Ivano Boceda il 15/03/2012 01:10
    L'idea è buona ma c'è qualcosa che non mi convince. Forse i due aggettivi possessivi del terzo e quarto verso, forse quel "e cullano tutte le nostre paure", non so.
  • Auro Lezzi il 14/03/2012 11:31
    Un tuffo del cuore tra questi scarni e tuttavia pieni... versi.

16 commenti:

  • Anonimo il 05/04/2012 11:09
    Ogni tanto qualche polemica più o meno costruttiva dove io non mi trovo a mio agio ma... questi versi EMOZIONANO e tanto basta. Le poesie brevi per me sono come " scintille " di beltà quando riescono a toccare il sentire altrui e qui ci trovo tutto in poco.
  • tylith il 16/03/2012 10:49
    Ivano, ho capito benissimo che per fare il discorso che hai fatto non potevi fare altrimenti. Io sono d'accordo con entrambi, cioè Ragoshin sostiene quasi incondizionatamente la mia capacità di non essere "imbrigliata" da regole che la poesia, quando è fatta come mestiere, richiede. Tu sei il sostenitore del buon verso che può nascere anche spontaneamente e che però può essere rivisto e cambiato per fargli seguire determinate strade. Tu apprezzi Ardimento frioso, che hai definito selvaggio e quindi libero, ma per una poesia come questa invece che vede un tema più impegnato, richiedi maggiore attenzione stilistica. Io in questo componimento non volevo esprimere un parere sulla guerra volevo solo dare un quadro di quello che l'anima dei soldati provano sul fronte. Esprimendo quindi un'emozione mi "toglievo", anche con una certa maestria, dalla parte più metodica che un po' mi sta stretta ma che so essere un mio punto debole. Quindi io sono per la collaborazione tra i poeti e la sincerità di pensiero, Con Ivano potrò imparare a dare ai miei versi la giusta metrica con Ragoshin potrò dare sfogo a tutta mia selvaggia libertà di pensiero. Questa chiusa l'ho fatta simpaticamente per legare due diversi modi di fare poesia di cui uno già mi appartiene, mentre l'altro forse mi apparterrà. Ringrazio entrambi per l'attenzione e l'affetto che mi avete dimostrato scrivendomi parole molto belle e sentite.
  • Ivano Boceda il 16/03/2012 01:33
    Nella fretta ho lasciato dei pezzi sulla tastiera:
    alcune cose "vengono facili" possono essere una ragione per non fare quel lavoro di cura
    che dovremmo fare questo lavoro di stimolo con tutti quelli che avendo predisposizione o capacità hanno interesse a scrivere.
  • Ivano Boceda il 16/03/2012 01:26
    Sono convinto anch'io che tylith abbia tanta buona lana con cui tessere la tela della "sua poesia": ha quello che si dice quella particolare predisposizione, una serie di doti naturali che le fanno trovare la sintonia e lo spirito per rendere con naturale sensibilità alcune tematiche. Ma, se da un lato, le doti naturali sono il terreno fertile su cui far crescere una poetica, sall'altro proprio perchè alcune cose "vengono facili" possono essere per non fare quel lavoro di cura paziente, che implicano si lavorate sulle proprie naturali sensibilità con quella tecnica che permetta di ottenere quel certo risultato nella struttura e nella musicalità dei versi. Mi sembra, per esempio, che riesca benissimo, senza dover modificare una virgola nel rendere una certa emotività "selvaggia". Ardimento furioso, per me ha raggiunto la perfezione, nel lessico usato, nella struttura e nel ritmo dei versi, nella corrispondenza tra quel ritmo, quasi onomatopeico, e il significato che si voleva esprimere. Trovo invece che sia meno sicura nel rendere significati che pur essendo costruiti su emozioni, assumono caratteristiche morali o razionali. E penso che dobbiamo stimolarla a colmare questa differenza con un costante lavoro di analisi e di limatura. Anzi io penso che dovremmo fare questo lavoro di stimolo che avendo predisposizione o capacità hanno interesse a scrivere.
    tylith, scusami se ho parlato di te come se tu non fossi presente, ma era l'unico modo per fare un discorso che avesse una valenza anche generale.
  • tylith il 15/03/2012 23:49
    Che dire Ragoshin, prima di tutto grazie per la tua sentita recensione che mi vede d'accordo con te in moltissimi punti, fino a pensare che tu abbia dato esattamente la giusta interpretazione di quanto io nemmeno speravo di riuscire a dare. Hai colto perfettamente il senso della poesia, capendo dove è ambientata, impersonando le emozioni dei soldati che al fronte si sentono lontani da tutti e capendo che nel pensiero dolce dedicato alle mogli e ai propri bambini essi cullano le paure che la guerra porta con se, prima fra tutte quella di morire. Come a dire che se la morte giungesse nel momento in cui i soldati pensano ai loro cari essa apparirebbe meno spaventosa. Grazie per avere definito il mio componimento un esempio di poesia moderna con uno stile asciutto ed essenziale e anche anche per la frase con cui chiudi il tuo pensiero. Davvero davvero grazie!!
  • Anonimo il 15/03/2012 17:34
    Bellissima poesia. Sono d'accordo con frivolous b. Evoca molto Ungaretti, ma rivisitato con elegante maestria, devo dire. I primi due versi servono a dare l'idea della scena. Uomini che tremano di paura in trincea, mentre in lontananza infuria la battaglia. Il pensiero dei propri figli (azzeccatissima l'idea di usare il termine "bambini" al posto del termine "figli" dando più un senso di intimità, di famiglia, di tenerezza e di amore, inoltre, usando il termine "figli" si sarebbe dato un senso lirico un po' troppo patrottico e, inoltre, rafforzando il concetto con quei due "nostri" evitando quindi di generalizzare e quindi di ridondare un po' troppo la poesia. E quelle voci cullano accarezzano tutte le paure di quegli uomini, lenendo il dolore e il tremore. Un esempio moderno di poesia di guerra, scritta da chi la guerra non ha fatto ma che teme come il peggiore dei mali, cercando di entrare nei cuori di chi in questo momento e anche in passato si è trovato a vivere in trincea e a morire per un qualche ideale. Magari nemmeno tanto condiviso. Una poesia in stile moderno, essenziale e asciutto. Laddove un tempo ci si sarebbe persi in versi epici e ridondanti, legando le emozioni a parole magari un po tronfie e roboanti e a regole desuete di sillabazione per dare un che di classico a qualcosa che invece è puramente emotivo. Complimenti, Tylith. La poesia mi è piaciuta tantissimo, sia per lo stie che per l'idea (non facile, tra l'altro). Ti stai confermando una poetessa con i controfiocchi
  • tylith il 15/03/2012 11:13
    Ringrazio Karen, per essere passata al "fronte" capendo perfettamente lo spirito della mia poesia, ringrazio anche Gianni per avere compreso che è una dedica che voleva essere rassicurante per i soldati da soli al fronte. E Mr. Mister alias Mauro sperando che i soldati possano tutti rientrare dal fronte e il tempo perso, possa ritornare ad essere un tempo ancora da vivere insieme con rinnovato amore. Ringrazio Don Pompeo che con la sua presenza "veglia" sempre sui miei componimenti. E ancora un grazie sincero a Frivolous che non si dimentica mai di leggere le mie pagine e ci trova sempre anche mia anima!
  • tylith il 15/03/2012 11:01
    Ho schiacciato troppe volte il tasto, scusate! - Ehi non è un "trucco" per aumentare il numero dei commenti anche se potrebbe essere un'idea
  • Anonimo il 15/03/2012 10:58
    Voglio ringraziare Auro per il suo passaggio tra i miei versi scarni, come mi dici, ma tuttavia pieni. È vero sono un po' scarni, diciamo anche un po' "magri", come lo erano i soldati al fronte.
  • Anonimo il 15/03/2012 10:57
    Voglio ringraziare Auro per il suo passaggio tra i miei versi scarni, come mi dici, ma tuttavia pieni. È vero sono un po' scarni, diciamo anche un po' "magri", come lo erano i soldati al fronte.
  • Anonimo il 15/03/2012 10:54
    Voglio ringraziare Auro per il suo passaggio tra i miei versi scarni, come mi dici, ma tuttavia pieni. È vero sono un po' scarni, diciamo anche un po' magri, come lo erano però i soldati al fronte.
  • Anonimo il 15/03/2012 10:50
    Per Ivano, carissimo grazie prima di tutto per il tuo commento oltremodo sincero, come deve essere tra due amici come noi, l'ho molto apprezzato. Questa poesia mi piace molto e, come dice Frivolous- che ringrazio per il suo passaggio- l'ho scritta in un periodo in cui Ungaretti era il mio pane quotidiano ed essa quindi è uscita come figlia piccola, ma MOLTO piccola del GRANDE Ungaretti. I due aggettivi possessivi di cui parli non li toglierei e non saprei come sostituirli perchè rendono l'idea che le mogli e i bambini appartengono ai soldati, più che mai quando essi sono soli al fronte, nelle trincee, tutti vicini e tutti così lontani. I verbi "accarezzare" e "cullare" che ho usato per chiudere, sono intrinsecamente legati alle mani e alle voci. Voci che cullano i soldati riportandogli alla mente i dialoghi, anche teneri perchè no, con le proprie mogli che da madri sono anche compagne e da compagne ridiventano madri.
  • Don Pompeo Mongiello il 15/03/2012 10:31
    Molto apprezzata e piaciuta questa tua tanto bella!
  • Anonimo il 14/03/2012 21:23
    sostengono le paure del cuore... e il tempo ormai perso che ha un valore infinito... cuore che ama e affoga nei ricordi.
  • Gianni Spadavecchia il 14/03/2012 15:00
    Dolce e "rassicurante" dedica... Ciao a presto!
  • karen tognini il 14/03/2012 10:52
    Bellissima... Soldati...
    lontani con le emozioni nel cuore dei loro cari...

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