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Terre aride

Anche stanotte, nel mio letto mi giro e mi rigiro, tra gli arpeggi dei motori autostradali.

Dalla finestra entra la prima brezza fresca dell'estate.
L'estate giunge sempre con calma, come l'ospite d'onore che non vuole fare aspettare il suo pubblico a una festa, ed entra prima dalla finestra della camera da letto.
Non bussa, non chiede, non usa maniere brusche per farti spogliare, pian piano ti copre e ti scalda.
Ti fa muovere, nel letto o per la città, non importa.
Non puoi rimanere fermo a marcire in casa d'estate.
Devi pensare.

Per cosa combatto?
Per cosa calpesto ogni mattina questo terreno?
Perché brucierò domani mattina altra strada?
Perché, se non sono capace di vedere, di ascoltare, di imparare, di stupirmi?
Perché il mio cuore è muto e sordo?
Dorme, quando urge che sia sveglio.

Il fuoco brucia e le fiamme danzano.
Gli uccelli volano e i loro becchi cantano.
Il vento soffia e le onde scalmanate corrono e saltano.
Tutto gioisce nella vita e tutto benedice Dio.
E tanto gli è sufficiente e necessario.

Ma l'uomo corre e lavora, cerca il pane e l'affetto e non trova la pace.
Il suo mare si sta ingrossando e la sua terra, sempre più arida, si sta seccando.
Le ore scorrono e i minuti allagano le mie giornate, le rendono piene di cose da fare.
Si svuotano solo delle cose già fatte, e quelle non fatte finiscono negli oscuri scatoloni della memoria.
A fine giornata ti concedo solo un pensiero nostalgico, ma non so come continuare.

"Tzama l'cha nafshi, cama l'cha v'sari b'eretz tziyah v'ayef b'li mayim
Cain bakodesh ch'ziticha lirot oozcha uch'vodecha"

 

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