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Un popolo nuovo si affaccia alla finestra della storia

Un popolo nuovo anzi antico
avanza come fiume nella valle della storia.
Un popolo vestito in variopinti colori
lavora tenace conquista trasforma travolge
nella polvere gialla che sporca ed acceca.

Si muove silenzioso dignitoso senza armi,
minuto e dolce
una indomabile forza collettiva nel cuore nasconde.

Del passato non vanta antiche vestige
né templi, né cimiteri né tombe,
al fiume e ai sacri monti offre la morte
ai pesci ed aquile celesti.

L'occidente imborghesito e molle
basito si interroga si scuote si azzuffa
come pugile suonato impotente.

L'occidente ancora è smarrito
attraversa la prima fase del ciclo del dolore,
sentirà poi nelle carni le ferite,
si troverà senza valori e senza mercati
ingoierà il disinganno dei sogni svaniti.

Solo allora forse acquisterà consapevolezza
della crisi che lo attanaglia,
capirà d'essere stato colonizzatono,
non dagli africani o comunisti redenti
ma da piccoli occhi socchiusi
che come le aquile hanno polmoni
per respirare sul tetto del mondo,
ad esse porteranno in succulento pasto
i resti di un occidente sfinito
nel mentre ancora si illude
guardando le stelle e i ruderi antichi.

 

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6 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Raffaele Arena il 29/03/2012 02:06
    IL popolo nuovo è il popolo che integra con il dialogo e l'amore, il proprio patrimonio culturale. Herman Hesse scrisse Siddharta e già illuminava sula bellezza dell'oirente, Tiziano Terzani ha lasciato bellisime cronache in proposito. I Cinesi come i Giapponesi, sanno essere spietati, come gli orientali. Il popolo nuovo è il popolo di qualsisasi razza sia, che tollera l'a ltro.

6 commenti:

  • Federica Cavalera il 17/04/2012 11:53
    Molto reale e vera la tua lirica.
  • mariateresa morry il 30/03/2012 19:36
    Non dubito, caro Ettore, che anche noi vergognosamente nei campi sfruttiamo gli Africani, ma io mi riferisco ad un fenomeno di ingresso massivo di imprese cinesi che sono andate ad eseguire grandi opere in Africa, sfruttando gli Africani CASA LORO...è un rapporto il nostro di 1 a 1000... per ilre sto posso assicurarti che qui i Cinesi , dove sono economicamente molto presenti, impongono e tengono anche per sè ritimi massacranti di lavoro, in dispregio di quei diritti dei lavoratori per i quali in molti ci siamo battuti... se vuoi possiamo continuare questa conversazione in privato. Ciao.
  • Ettore Vita il 30/03/2012 15:23
    Cara Mariateresa, io non voglio, come detto, esprimere nessun giudizio morale. Non volevo essere idealista.
    Volevo dire che i Cinesi ci stanno colonizzando e noi, come i capponi di Renzo, ci azzuffiamo senza avere la piena consapevolezza del pericolo.
    Per quanto riguarda l'Africa, non ho esperienza diretta ma immagino che chi conquista sfrutta.
    Tuttavia un prete del Burundi mi diceva che i Cinesi, al contrario degli Americani, stanno conquistando l'Africa con il lavoro (magari duro) e non con la politica e le armi.
    Quando si giudica si deve sempre paragonare le situazioni, il prima e il dopo... Anche noi nei campi sfruttiamo gli Africani...
  • mariateresa morry il 29/03/2012 22:39
    Ettore, rispetto l'idealismo della Tua poesia, ma ho delle perplessità che dall'altra parte ci sia tutta questa carica positiva che dici... sarebbe il caso di sentire gli Africani che sono stati assunti dai cinesi ( in Africa a casa loro) come operai... se si sono trovati bene!!!... non dico altro! Sono di certo più vicina al pensiero di Raf.
  • Ettore Vita il 29/03/2012 22:21
    Grazie Carla, grazie Raffaele.
    Vi devo un chiarimento del mio pensiero.
    Non pensavo ad un popolo ideale, ma ai Cinesi, Careani, Indiani che stanno conquistando l'occidente. Non davo un giudizio di valore ma storico.

    Il riferimento alle aquile e ai pesci, me lo ha suggerito mio figlio in un diario dalla Cina. Vedeva lumini accesi, ma non cimiteri. L'accompagnatore gli disse che nel Tibet davano in pasto alle aquile i morti. E i piccoli li buttavano nel fiume. ma non interi... "a pezzettini!"

    Ho letto il grande Hesse che restava incantato nei mercatini e diceva che nemmeno il più bravo artigiano tedesco sarebbe riuscito a fare un Budda così perfetto... ma non comprava niente perchè non sarebbe mai riuscito a ricostituire l'atmosfera.
    Io stesso ho constatato a Seul questo splendore di colori, un folla che si muove come le formiche in un formicaio. Gente laboriosa e cordiale e ospitale.

    Di Terzani ho letto alcuni libri... mi ha impressionato la tristezza di fronte ad utopie svanite dopo tanto sangue inutile... parla di una fetta di Cina occidentalizzata.
  • Anonimo il 26/03/2012 20:33
    un popolo antico, con occhi socchiusi e con antiche civiltà...
    questa lirica ci porta a profonde riflessioni... uniti tra loro omini piccoli ma forti...
    molto apprezzata questa tua opera ettore...

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