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Rinvii nel tempo

Sa di vetro
la distanza

di fili d'erba calpestati impietosamente da scarpe di cristallo con tacchi di brina

spegne i colori agli occhi del tatto

lasciando aloni di caldi fiati appannati
dietro attimi di vita soffiati via da finestre capitolanti

su voci imprigionate

tracce di sfumature amorfe
incollate a freddi contatti di condensa

le nostre labbra d'amore palpitanti di viole

non riescono ad infrangere specchi trasparenti di vento trasferendo nel lontano spirito del sogno riflesso

distese di prati morbidamente allungati nei profumi inespressi

dei nostri cuori

cresciuti in voli d'edera presso il rauco crocevia di passi solitari murati nello splendore alburno dei giorni dal crocidare di corvini cipressi

 

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4 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • cristiano comelli il 31/03/2012 21:19
    Caro Vincenzo, queste tue poesie meriterebbero sicuramente l'analisi di un grande critico letterario quale io non sono. Sarebbe stato bello le leggessero un De Sanctis o un Lanfranco Caretti o un Walter Binni o un Natalino Sapegno, tra i più famosi commentatori della Divina Commedia. Io tanto in là non so spingermi, ma provo a darti qualche suggestione che ne ho ricavato dalla lettura. Nello spazio di pochi versi parli di vetro e cristallo, nel primo caso per qualificare una distanza. Vetro e cristallo sono espressione di trasparenza; la interpreterei, tale trasparenza, come una distanza sempre chiaramente identificabile e quindi, come tale, "aggredibile", azzerabile attraverso l'amore che intendiamo dare a chi ci circonda; vetro e cristallo segnano appunto una distanza trasparente e quindi non ignota, quindi misurabile e superabile. Le labbra d'amore palpitano di viole perchè, credo, si sente la necessità di far raccordare il ritmo del proprio amore all'incedere del fiorire della natura, quasi in un procedere parallelo in cui però si cerca la perpendicolarità, l'intersezione tra le due dimensioni perchè la natura si animi d'amore e l'amore umano si animi dell'universalità che soltanto la natura possiede. Mi piace anche l'immagine del rauco crocevia di passi solitari, procedere da soli perchè si sceglie di esserlo è un po' come negarsi la voce. E noi siamo voce che è chiamata a essere sempre più, perdonami l'ossimoro, dolcemente forte, perchè assommiamo su noi stessi ogni volta le voci di chi abbiamo conosciuto e amato. Mi fermo qui, non voglio dilungarmi, ti giungano i miei più sinceri complimenti come di consueto.

4 commenti:

  • Ezio Grieco il 31/03/2012 15:43
    .. non oso.. commentare.
    MERAVIGLIOSA!!!!
    cl
  • Don Pompeo Mongiello il 31/03/2012 14:16
    Un laudo dovuto e sincero per questa tua eccezionale davvero!
  • Rocco Michele LETTINI il 31/03/2012 10:18
    Sa di vetro la distanza... è meglio l'assenato rinvio nel tempo... un urto inaspettato manda a monte il costrutto... Con cristallino lemma hai decantato il tutto con maestria... et abile verseggiato...
  • Teresa Tripodi il 31/03/2012 09:46
    Colpita ed affondata stamattina... la tua metafora cristallina: Il vetro è un prodotto ottenuto dalla silice e viene considerato un liquido ad alta viscosità e non un vero solido, in quanto non ha una regolare struttura cristallina interna, si prepara per fusione di miscele di silice, come quarzo e sabbia, e di carbonati metallici (di sodio, potassio, calcio, piombo). Dalla reazione si formano silicati metallici che costituiscono il vetro... Perdona, deformazione professionale... Ha un'introspettiva meravigliosa, mi piace molto ))))

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