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San Martino del Carso

Pian piano sale la dolce gocciolina e
s'inerpica su su per le nuvole e poi
ricade
accarezzando gli alberi, baciando la cara fronte del mondo amico e
sorridente
corrode il cannone, accarezza la bandiera festosa, lava il peccato dalla roccia e poi,
salutate le dolci forme della montagna, segna il volto d'una madre e
piangendo
sulla lapide umida del figlio mai più riabbracciato,
cullata tal tempo, consolata dal cielo, baciata dal ricordo, cresce una stellina
bianca come le ossa, fragile come l'ala di farfalla, morbida come il seno d'una povera madre.

 

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3 commenti:

  • mario durante il 05/05/2012 17:54
    Rispetto alla poesia dell'Ungaretti tu visualizzi il dolore nell'ambiente circostante, diviene oggettivo.
    L'Ungaretti rende il dolore comune interiorizzato, si dona al dolore.
    Bella e tra le preferite.
    San Martino del Carso. Ungaretti. Valloncello dell'Albero Isolato il 27 agosto 1916 (fronte di guerra)

    Di queste case
    non è rimasto
    che qualche
    brandello di muro

    Di tanti
    che mi corrispondevano
    non è rimasto
    neppure tanto

    Ma nel cuore
    nessuna croce manca

    È il mio cuore
    il paese più straziato
  • Anonimo il 20/04/2012 09:40
    Conosco quei posti e condivido.***** Franco
  • loretta margherita citarei il 20/04/2012 05:35
    una prosa con tristi venature, apprezzata

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