accedi   |   crea nuovo account

Sacrifici vani

Dipinsi la tua nascita, sai,
non potrai mai saperlo,
nella mia mente,
nel mio cuore
desideroso di sfidare per sfidarsi,
ancor prima che nelle tue spesse
orgogliose mura;
anche se parola non possiedi,
tu soltanto saresti penna fedele,
per affidare a respiri di scrittura,
il sorriso per avermi visto operaio,
e poi averti fatta esistere,
tra notti orfane di sonno,
e mille latte di carne in scatola,
tra la famiglia che dovetti ignorare,
e licenze da dover conquistare;
perchè, ora, azienda mia,
dimmi,
sul tuo cancello appendere posso
solo la scia scomposta
diluviale e irrefrenabile,
delle mie lacrime
e della maledizione di dover lacerare il cuore,
di chi tenevo felice nel mio libro paga,
perchè devo dire alle loro famiglie,
che la loro casa rischia d'essere la strada?
Odi i martelli che tacciono,
gli altoforni che singhiozzano,
odi le presse ansimare,
e i torni maledire
la loro forzata inattività?
Ecco,
avanzano impietosi e carnefici,
i ricordi di quei tempi lontani,
in cui mai il pensiero mi trafisse,
che sarebbero stati sacrifici vani.
Dio, perdonami,
forza non ha
la mia vita che credevo indomita,
di invocare la tua religione,
una corda è pronta all'orizzonte,
e sola attende il compiersi,
dell'agghiacciante cerimonia,
della mia impiccagione.
Figlia e moglie, tanto vi ho amato,
cari dipendenti,
in me morde il rimorso,
di non avervi potuto aiutare,
chè la dignità e la fedeltà.
con cui sempre mi assisteste e seguiste
è il miglior inno che si possa cantare,
alla vera idea del lavorare.
E a chi desiderio abbia nel profondo,
di vestire i panni dell'imprenditore,
abbia nel mio folle eppure seducente fuggire
l'augurio di trovare un domani
la scia d'un avvenire migliore.

 

3
3 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

3 commenti:

  • Anonimo il 24/04/2012 23:50
    Caro Cristiano, lei ha avuto il coraggio di esporre il suo pensiero su questo argomento scottante.
    Come vede qua si parla, ci si lamenta, ma nessuno ha il coraggio non dico di scendere in piazza, ma almeno di leggere ed esprimere un parere.
    Bravo Cristiano!
  • Anonimo il 24/04/2012 23:45
    Purtroppo la coscienza di alcune persone la fanno soltanto i soldi che hanno guadagnato, quelli che continuano a guadagnare e gli enti bancari dove sono cresciuti.
    Mi dispiace che alcuni si suicidano per l'insopportabile situazione che viviamo, sarebbe il caso di reagire magari... in maniera diversa. Prova a leggere la mia poesia di oggi "Purghiamoli tutti"!
  • cristiano comelli il 24/04/2012 21:40
    Questa mia proposta, ho il dovere di chiarirlo, nasce dall'avere udito al telegiornale dell'ennesimo episodio di suicidio di un imprenditore stritolato dalle cartelle esattoriali. Io sono un lavoratore dipendente e una piccolissima riflessione vorrei farla; non ho mai pensato che essere imprenditori sia sinonimo di evadere le tasse, certo, qualcuno vi è ma ve ne sono anche di onesti che hanno impegnato un'intera esistenza a mettere in piedi un'attività decorosa di cui potessero beneficiare loro, le loro famiglie ma anche gli acquirenti dei loro prodotti, i consumatori. E a costoro va tutto il mio rispetto e tutta la mia vicinanza. In particolare a coloro che, purtroppo, stritolati da situazioni debitorie molto oberanti, hanno scelto di farla finita, chi impiccandosi, chi gettandosi dalla finestra, chi nel fiume, chi con un colpo di pistola. Costoro, evidentemente, avevano ben chiaro il loro dovere sociale di non sottrarsi al pagamento delle tasse, non trovando modo per farlo hanno purtroppo scelto di congedarsi dalla vita nel modo più lacerante. Sono molto vicino a loro e alle loro famiglie. Non intendo giudicarli. Razionalmente è facilissimo dire che non avrebbero mai dovuto togliersi la vita. Ma bisogna provare a esserci, in certe situazioni, per poter poi capire davvero. Lo Stato vampiro da cui siamo ormai da anni governati abbia consapevolezza, ma non l'avrà, che con queste persone per bene si va a perdere un doblone di questa nazione, un elemento di ricchezza in vitalità imprenditoriale e in incremento del benessere collettivo. Egregio Mario Monti, non continui a farsi paranoie sull'articolo 18 o su come tutelare meglio le banche; eria e onesta, quella grazie alla quale la società cresce e si vevolve in opportunità e possibilità di benessere. Un giorno, se non il popolo, se lei non avrà fatto tutto questo, gliene chiederà conto la sua coscienza. E per allora, per favore, non si faccia trovare sporco ma pulito nell'avere fatto tutto il possibile per avere sostenuto quest'imprenditoria sana. Lo faccia, prima che la mattanza di imprenditori suicidi assuma dimensioni catastrofiche come sta venendo sempre più ad assumere.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0