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La processione

Ho seguito la processione
fino all'incrocio delle tre vie,
poi sono tornato indietro,
per una volta
non mi sono sentito un cane bastonato.
Sulla mia testa s'è sfumato
un triplo rintocco di campane.

C'è una donna che piange,
distesa su una panchina della piazza,
chiama a gran voce il figlio di vent'anni,
finito sotto un treno
quando non avevo finito ancora le elementari.
Grida al mondo una verità
che solo a lei appartiene, ma non è pazza.
La gente le sta alla larga, la scansa.

Attorno al santo c'è il solito tripudio,
devoti alzano i bambini
perchè possano vedere meglio
di che pasta è fatto Gesù Cristo.
I piccoli sorridono e battono le mani.

Sulla rocca sono pronti i fuochi,
ad un cenno del prete
il cielo s'accenderà dei più strambi colori.
Tutti col naso all'insù,
come fosse capodanno.
Gli animali sono più saggi,
a quest'ora saranno già andati
da un bel pezzo a dormire.

In tasca trovo un vecchio amuleto,
lo giro e lo rigiro,
poi lo chiudo in un pugno
e mi metto a pensare.
Mi tramuto in statua per non tradirmi
davanti a chi mi vuole bene.

Nella salvezza che intravedo
non ci sono popoli festanti,
non ci sono nemmeno i gradini.
Come farò a confessarlo a questa folla
che si crede già in Paradiso?
Come farò a spiegare il domani
a quest'umanità senza fede?

M'allungo su un marciapiede
e mi metto a cantare.
Un'allegra litania da carnevale.

 

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5 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Ugo Mastrogiovanni il 29/04/2012 17:38
    Non è facile commentare questa poesia, direi che è più facile assaporarla o ammirarne attentamente i suoi cinque quadri. Certo, una poesia non si ammira, ma quando il suo autore è in grado di proporla come un dipinto a più scene, allora sì che va guardata. In questi versi c'è movimento, caciara e ferma. Si vede la folla che, poco convinta, segue il Santo e che fa tornare indietro deluso il protagonista; c'è una donna che non partecipa, resta in piazza a piangere il figlio perduto a soli venti anni: un dolore a cui la gente non presta interesse e la crede pazza. C'è una ressa intorno alla statua per vedere il santo ma, più che per vedere Gesù Bambino, per farsi notare. La quarta scena irrompe quasi come un terribile bombardamento: finalmente si spara! Il cielo si riempie di luminarie, sono le tanto attese carcasse, quello spreco di denaro che da sempre attira "Tutti col naso all'insù, come fosse capodanno. In fine, ecco la quinta scena: la meditazione. Il poeta si chiede a che vale tanta cornice. Che la salvezza si ottenga col festeggiare la divinità? Che la fede sia soltanto apparenza, battersi il petto al cospetto di tutti? Mi vengono in mente le parole del Vangelo: "quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa". Di questo mondo che gira così male il poeta se ne fa un problema, se ne crea degli scrupoli, "e mi metto a cantare" scrive, ma non è così, il suo canto è un lamento, è un grido di dolore, attenuato soltanto dall'armonia dei suoi versi.

5 commenti:

  • giorgio giorgi il 20/08/2012 15:32
    Amare e condivise riflessioni più che mai d'attualità in queste serate estive dove anche le ricorrenze religiose sono l'occasione per stupidi fuochi, resse e commerci d'ogni genere. Che bello andarsene via, anche solo con la testa, e tornare a festa finita!
  • Anonimo il 27/04/2012 18:34
    Poesia introspettiva, in cui i tuoi pensieri vagano in domande e in risposte già insite nel tuo cuore. Bella e profonda!
  • Anonimo il 27/04/2012 16:23
    Una bella poesia, testimonianza della solitudine e del senso di estraneità che il poeta spesso prova... mi è piaciuta molto e mi ci sono anche ritrovato. Complimenti...
  • karen tognini il 27/04/2012 14:11
    Sono io Karen... complimenti...
    anche sotto!!!!
  • Anonimo il 27/04/2012 14:11
    Complimenti Salvatore... davvero una gran bella lirica...

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