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Lettera al figlio

Mai ti sentii così vicino,
neanche quando ti portai nel grembo,
come quando mi cantasti, suonando alla chitarra, IL LADRO.
"Ti proteggerò dal dolore e dalla noia"
suonavi e cantavi per me, o forse anche per te
le canzoni del tuo mito giovanile.
Suonasti per due ore, o forse più,
fino a cogliere le preziose lacrime della liberazione.
Ogni tanto volgevo il capo, dipanando memorie
e fugando ombre minacciose.
Talvolta la tristezza può raggiungere eoni di altitudini,
e trafiggere con le schegge delle lacrime le più lontane nuvole.
E tu cantavi e suonavi per me.
O forse per te soltanto.
"Quando verrà il tempo di partire
io ti accompagnerò,
in quel territorio sconosciuto,
lì dove i padri perdono i figli...
lungo quel sentiero che temevi
già da bambino,
... ed insieme avremo paura. "
La stessa indicibile emozione che provai a suo tempo quando
ascoltavo "L'ALBERO" chiusa nella tua stanza vuota
a lottare con un imperioso bisogno di piangere.
Soffocata da una emozione che, ancora oggi,
non riesco a spiegare.
Suonavi come un samurai che brandiva la sua scimitarra.
A fugare la mia angoscia, a cullare le mie paure.
Tu, figlio, mi cantavi la ninna-nanna

 

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