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A Bacoli

Vento,
giocondo monello,
respirar vorrei da te imparare;
da te,
pioggerella di marzo,
imparar vorrei sui tetti danzare.

Dell'onde vorrei
l'infinita pazienza,
d'andar e venir poi traendo
i sogni del mondo;
da te,
etereo gabbiano,
bramar vorrei spensieratezza:
o tu ondeggiante nella brezza,
che d'in su gli scogli
cantando stai.

Dei vicoli di Bacoli,
mia dormiente cittadella,
udir ancor vorrei
il chiassoso lor silenzio;
delle sue strade,
tra la cittadin favella,
mirar vorrei le pennellate d'azzurro.

Dei veron dai panni stesi
indovinar vorrei la tristezza
e trai gatti, poi, randagi,
smarrirmi vo' con languor...
oppur dolcezza.

Di quel bimbo in riva al mar
vorrei la soave ingenuità,
ché trai granelli della sabbia
ha trovato la felicità;
ché ha disegnato con un pastello
il sentiero della libertà.

 

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1 recensioni:

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  • Rocco Michele LETTINI il 08/05/2012 16:57
    Mi par di rileggere e provare le stesse sensazioni di quanto ho scorso il nobeliano Quasimodo nel descrivere il vento di Tindari nel Messinese...
    Sei sublime nel Tuo verseggiare e nel Tuo soave messaggio... nel trasmettere emozioni...
    ALESSIA

1 commenti:

  • francesco giuffrida il 28/06/2012 20:23
    versi da cui si evince una sorprendente maturità... continua così.

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