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L'Abbandono

Se solo tu m'avessi interpellato
avrei preferito non esser mai nato e
serbo rancore per questo abbandono,
per questa vita chiamata dono.

Si stringe il mio cuore ch'è otre di fiele,
non credo al serpente e neppure alle mele.
Raccontami, presto, una storia reale,
la storia vera sul bene e sul male.

Ciò che scrivo dal cuore esce di getto.
Son'io quindi, tassello d'un grande progetto?
Troppo piccolo, un piccolo dettaglio?
Tu allora che sei? Carta che luccica, solo un abbaglio?

Ora non dirmi che sono tuo figlio
e che sì, forse, avrai fatto uno sbaglio.
Quando ciò penso, è dolore allo sterno e
in me si fa largo che qui sia l'inferno.

Dici che m'ami ma non lenisci il dolore.
Per quanto piccino, scusa l'ardore,
mentre sorridi sotto al bianco tuo baffo,
potrei fare un salto e donarti uno schiaffo.

 

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7 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Walter Tresoldi il 27/05/2015 22:46
    Ho modo di leggere questa poesia solo ora, per il fatto di averne pubblicata una, oggi, sotto la stessa categoria.
    Mi piace: versi buoni, rima ok, musicalità pure, sarcasmo quanto basta e, in definitiva, una fede concreta: dimostrata dal fatto che parli con Uno che pensi stia lì, ad ascoltarti, in qualità di interlocutore.
  • Ugo Mastrogiovanni il 22/05/2012 10:50
    Questi versi, quasi un epigramma per l'arguzia ironica usata, evidenziano il tono caricaturale che il bravo Augusto conferisce all'origine e al trascorrere della sua esistenza. La propria ispirazione lirica si destreggia tra affetti idealizzati e ricevuti, sperati e ricambiati, nei quali ritrova un certo non meritato distacco. Crede di essere stato il "tassello d'un grande progetto", forse mal riuscito, ma è certo che il progetto c'era e sembra rallegrarsene. Nello scorrere canzonatorio dei versi, mai oltraggioso, ma solo garbatamente provocatorio (Tu allora che sei? Carta che luccica, solo un abbaglio), non trascura di percepire e assorbire il luccichio persistente e lo splendore diffuso che lo circonda, segno di riconoscenza più che di spregio. Riconosce rispettosamente di essere un nonnulla di fronte al Creatore (Per quanto piccino, scusa l'ardore) e che le sue parole sortiscono un benevolo sorriso sotto i Bianchi Baffi. Sa molto bene che anche il suo schiaffo sarebbe ben gradito, infatti, parla di "donare" non di sferrare uno schiaffo, e sa anche che dovrebbe fare un gran salto verso l'alto per portarlo a destinazione. Insomma, io ritengo che quest'abbandono sia più un inno di riconoscenza che una mancanza. È palese il carattere ribelle del Villa, tuttavia educato, ligio al dovere morale e allegro. Concludendo, chi di noi non ha mai detto "Se solo tu m'avessi interpellato avrei preferito non esser mai nato". Bravo come sempre, è stato u vero piacere leggerti.

7 commenti:

  • salvo ragonesi il 02/07/2012 08:30
    si stringe il mio cuore ch'è otre di fiele. bellissima salvo
  • loretta zoppi il 06/06/2012 21:49
    Efficacissima la rima che vibra in questa lirica con particolare intensità. trovo significativa anche la tensione spirituale che ne emerge con una rispettosa prepotenza, sento di dire. la ricerca di Dio, perseguita con tanta sensibilità alla fine proprio in essa s'acquieta: nel termine primo ed ultimo della terrena esistenza, senza favole, senza colpe. In Lui ogni tormento si placa, fosse anche un moto interiore, la pacca affettuosa che pacifica l'anima. Ottima lirica che ho amato da subito, per l'esposizione scorrevole e musicale e per il contenuto elevato e nobile. e' stato un piacere.
  • Martha il 21/05/2012 20:58
    sofferta e molto verseggiata... descrive bene un sentimento di un lasciato...
  • Riccardo Pulcini il 21/05/2012 18:28
    Bella interpretazione formale, a supporto di un contenuto che ci rende tutti più simili. A volte più soli.
  • Anonimo il 21/05/2012 18:15
    versi che rivelano sensibilita' e molta sofferenza. il componimento è davvero struggente.
  • karen tognini il 21/05/2012 17:29
    molto molto bella... si l'inferno è qua sulla terra... lui per me ha cambiato pianeta...

    molto bravo Augusto...
  • Anonimo il 21/05/2012 16:11
    Lo fai quasi sorridendo ma è vero che spesso ci sono dei momenti in cui soffriamo, ci facciamo domande e non vorremmo sentirci abbandonati almeno da nostro Signore... Versi di una leggerezza " profonda". Bella bella!

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