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La poesia dell'assenza

Sono affranto, la storia vince
con le idee del mio passato,
anche se le mie gemme
non han fiorito in quelle ore,
i tempi della riscossa,
i minuti del sacro terrore
che si dilatano in mezzo
a questo pane che è il pane
dell'ipocrisia, la chiamano
democrazia. Ci vorranno secoli
per poter e far comprendere che
questa non è una democrazia,
almeno se lo è,
è dei miei nemici,
hanno il campo
per poter fare quello
che a loro
piace,
ma sono in pochi,
sono la
minoranza.
La mia è la maggioranza,
la propaganda
dell'illusione fa sì
che noi siamo
la minoranza e loro
i vincitori.
Non è che non arriverà,
si che quel giorno ci sarà,
il giorno
ove i libri di storia scriveranno che
son esistiti uomini e donne, compagni
e compagne che alzarono
quella bandiera,
ormai tutti sanno
quale sia il suo colore,
è l'anima del popolo-
rimpiango
i miei contadini,
i miei operai
si stanno sollevando,
alcuni ancora sono sulla sponda di quella " democrazia",
molti altri a Roma
con il sindacato... e cambiamento

11 Ottobre 2010

 

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