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Appeso (come un Dio)

Sentii l'appoggio mancare
Il mio corpo cadere
Abbracciato
Dal Bel Dio Scorsoio

Desiderai quella carezza
Fosse l'ultima

Caddi pesantemente
Similmente ad un sasso
Senza rompermi, anzi
Rimasi lì appeso

Quasi scoppiai a ridere
Per questa ostinata resistenza

Mani legate dietro la schiena
Fallo eretto tagliato a metà
Umiliato sanguinante nudista
Appeso come un ladro, come un Dio

Vivaci, i miei occhi
Osservarono questo mondo

Donne e uomini ignorarono
Questo ammasso di carne appeso
Alcuni bambini, più umani
Mi tirarono almeno dei sassi

Provai profonda rabbia e
Dolorosa eccitazione

Non volle rompersi
Questo collo bastardo
Non volle cedere
Al peso delle mie viscere

Silenzioso e freddo
Defecai caldo sangue

Sul volto divino
Di questo mondo

 

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1 recensioni:

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  • Aedo il 18/12/2012 17:29
    Poesia dai toni forti, decisamente provocatoria: appeso come un dio, ti ritrovi a sperimentare il vuoto dell'essere e l'incapacità degli uomini a condividere le pene altrui. Come al solito, le tua composizioni hanno un timbro speciale, che incidono negli animi sensibili.

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