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A te

Non viaggiare
Un secondo
Con treni distanti dai miei.
Osserva paesaggi
Non creati da Dio,
ma dagli Dei.
Cogli le incertezze della Verità
Coglile per fiochi
Istanti
Di felicità.

Non entrare in città
Che non siano mie città.
Di qual timore soffri?
Delle tue mani cosa offri?

Non mangiar nuvole
Che non ricoprano il mio mondo
Non aver timore
che sia ovviamente tondo
Come la scultoria consuetudine,
Tanto rimani La consuetudine
Di vita che mangia la bellezza
Di cui non è mai sazia.

Non parlar
Di parole che non conosco.
Non addentrarti in quel bosco
Di gregge umiliato
Non ascoltar il loro ridicolo boato.

Sii perpetuamente quel che trovo
Di particolare in qualsiasi covo

 

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1 recensioni:

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  • Don Pompeo Mongiello il 09/07/2012 11:17
    Sensata, ben scritta e ottimamente ritmata.

1 commenti:


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