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La questione della consistenza

La questione della consistenza
non è che m'ispiri poi
tutta questa simpatia.
Non ho nemmeno voglia
d'approfondire l'argomento,
se la sincerità conta ancora qualche cosa.
Sono un balordo dalla faccia pulita,
uno dei più pericolosi ceffi.

In quel pomeriggio di settembre
corsi un rischio mica da ridere:
se non fosse stato
per il mio compagno di banco,
oggi ci vedrei senz'altro di meno.
Storie di occhi
recuperati all'ultimo momento.
Salvati, avrei dovuto dire.
Che poi l'occhio era uno,
il destro.

Quando misuro le stanze
a colpi di raggi laser,
mi sento un marziano,
sceso sulla terra per
tastare il polso della situazione.
Mi viene da fare le smorfie,
mentre riempio i fogli
di numeri rossi.
Il valore delle cose
non può essere contenuto
in un cerchio.
Fossi davvero un alieno,
chiamerei l'astronave madre
con un fischio.

Vorrei vendere qualcosa
di valido, prima che la vecchiaia
mi sorprenda con una vaschetta
di gelato in mano. Sarà un bel giorno,
forse, ma prima voglio
far felice la gente.
Almeno un paio di mamme,
voglio vederle sorridere alla vita.
E brindare, urlando come pazze.

Se poi ci sarà lo stesso l'invasione
degli omini verdi,
ci faremo colonizzare in santa pace.
Ma evitando con cura
di mostrare i denti guasti.
Con gentilezza estrema
serviremo loro
la questione della consistenza,
su un meraviglioso vassoio
a forma di disco volante.
Tanto per farli sentire a casa,
poveri fessi.

 

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