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La morte della cagna

Tormenta che ti detesto, mai ho provato l'assenza tua
eppur mi manchi già
nell'androne dell'anima, cedevolezza s'è fatta franca
una stanza, roccaforte
sopportazione latente, latitante; ora mi guardi, mi metti alle corde
il numero primo sulla terra
la prima scelta dell'onnipotente, di cui imiti il silenzio
sussurralo all'uomo pusillanime:
"non posseggo sette vite o sogni,
bisogni, trisogni, quadrifogli!
l'unidimensionalità dell'esistenza, d'ardèsia
tengo nuance carenti, sovrastrutture inimmaginate
mecenatico autarchismo, onore pantagruelico".

Sublime creatura, assolvi l'incuria del mio stato
sono io il canzoniere, sono io il canzonato
avanzo il mio schema, un'invettiva
a te, che soggiorni al di là del bene e del male, non occorre l'inventiva
or vagheggio: in preda allo spettro di spirare, salisti le scale
spenta, macilenta
morir dovevi, lo sapevi
nessuna nenia, nessun frèmito
in solitudine, nella quiete di uno spartito
d'un ventre eclissantesi, parimenti il rimembrare
archiviando la missione, fosti invasa dal rimorso
morsus coscientae - l'avvenire dell'or sono -
oggi però so: la rotta verso l'Eterno esclude l'apodittico.

 

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 09/08/2012 07:56
    una particolare metafisica... una ricerca di parole molto curata... ciao

1 commenti:

  • Paolo Melilli il 09/08/2012 14:22
    I tuoi scritti sanno d'intenso vissuto, il tuo elogio è quindi gradito. Ti ringrazio