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Poesia Mesta

cuore marcio infettato da libidine del creato
ventre vuoto di fascio vertigine rimani più immobile
mentre snodi e disfi ciò che fai senza la minima soglia del dubbio celato

che cosa mi resta? che cosa resta?
e dopo che ci resta? del solito fiume di voracità
tresca.. tu la mia tresca..
di quelle avvinghiate mie stesse ossa

cuore randagio senza abitudine o affinitudini
ventre sazio di corallo e ambre giade zaffiri più soli
della nostra solitudine e delle nostre palpebre palpitanti di sgomenti

che cosa mi resta? che cosa resta?
e dopo che mi resta? del continuo lago di voglia
fresca.. tu la mia indecifrabile poesia mesta
messa in rima con ingordigia di queste mie ossa
di quella stessa voracità ...

 

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1 commenti:

  • vania antenucci il 17/08/2012 18:55
    Belissima Giuliano da come la lo letta nella tua melodia mi resta da dire una voragine di complimenti bravissimo come sempre

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