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una sepoltura prematura

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Vi sono alcuni argomenti d'interesse vivissimo, avvincenti, ma troppo
totalitariamente orribili agli scopi di una giustificata invenzione. Da
questi il romanziere puro deve astenersi, se non vuole offendere o
disgustare. Possono essere trattati giustificatamente solo quando siano
santificati e avvalorati dalla severita' e dalla maesta' del Vero. Noi ci
emozioniamo, per esempio, di un'acutissima e "piacevolissima sofferenza"
alle descrizioni del passaggio della Beresina, del terremoto di Lisbona,
della peste di Londra, del massacro di San Bartolomeo, o della morte per
soffocazione dei centoventitre' prigionieri nel Black Hole di Calcutta.
Ma in queste descrizioni e' il fatto, e' la realta', e' la storia
l'elemento che emoziona; come invenzioni le considereremmo con vero
aborrimento.

Ho citato solo alcune tra le più famose e note calamita', ma in queste
e' non soltanto la portata, ma l'aspetto stesso della calamita' cio' che
cosi' vivamente impressiona la fantasia. Non ho bisogno di ricordare al
lettore che dalla lunga e lugubre enumerazione delle umane miserie avrei
potuto scegliere molti casi singoli più impregnati di sofferenza
essenziale che non uno solo di questi immani disastri generici.
L'infelicita' vera, l'afflizione suprema e' delimitata, non diffusa. E
che le estreme ambasce dell'agonia siano sopportate dall'uomo individuo,
non mai dall'uomo massa... sia ringraziato di questo un Dio
misericordioso! Essere seppelliti ancora vivi e' senza dubbio il più
spaventoso di questi estremi che mai sia toccato in sorte a essere
mortale. Che cio' sia accaduto frequentemente, assai frequentemente, non
sara' certo negato da coloro che pensano. I confini delimitanti la Vita
dalla Morte sono innegabilmente tenebrosi e vaghi. Chi puo' dire dove
quella finisce e dove questa incomincia? Sappiamo che esistono malattie
in cui avviene una cessazione totale di ogni apparente funzione di vita,
e nondimeno queste cessazioni non sono che semplici sospensioni, per
chiamarle col loro giusto nome, non sono che pause temporanee nel

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6 commenti     recensioni    

6 commenti:

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  • Stefano Milighetti il 01/09/2011 18:46
    Quando a suo tempo lessi questo racconto, non sono riuscito più a dormire per qualche settimana!!! Poe è sempre il migliore.
  • rosaria esposito il 25/05/2011 21:54
    no, non ce la faccio a rileggerlo( ho detto) ma poi. non ho resistito all'urlo lugubre e affascinante del maestro dell'orrido.. l'inumazione in vita è stato ed è il mio incubo, la sofferenza estrema del singolo... sei sull'orlo dell'abisso dalla prima parola all'ultima..
  • il 01/01/2011 20:23
    Secondo me questo si dovrebbe leggere al posto di stephen king.
  • il 18/03/2010 20:12
    Concordo... davvero splendido
  • il 02/12/2009 21:59
    Questo è uno dei racconti più coinvolgenti di Poe. Trasmette davvero il senso dell'oscurità, della disperazione, dell'impotenza. Pauroso al punto giusto. Fantastico
  • il 16/09/2009 13:59
    Ho molti racconti di Edgar Allan poe, è uno dei miei autori preferiti, credo che si sia perso quel modo di scrivere ottocentesco oramai sostituti dai romanzi moderni di cui molti non li ritengo neppure leggibili.
    Edgar Allan Poe rimarrà sempre nonostante l' epoca un autore più alto di molti, sia dei suoi contemporanei che di oggi.